10/02/2016

AVIS URGENT AUX LECTEURS: SYNDICAT MEDICAL URUGUAY(continuazione)

PROVIENE DI CUA:

 http://cianciminotortorici.skynetblogs.be/archive/2013/12...


-16 AGOSTO 2014:ATTULIZAZZIONE

MICROSOFT IN EUROPA:BOICOTTEARE IL DIGITAL VENEZIA

15 AGOSTO 2014:LA GENERAZIONE TELE(VIZIO)IN AZIONE
-SUL CORRIERE DELLA SERA:
Garante delle comunicazioni

 Rapporto Agcom, Boldrini «Il digital divide è la nuova diseguaglianza»
Il presidente della Camera ha parlato prima di una relazione che mostra solo segni negativi, dagli investimenti per la banda larga ai ricavi del settore mobile,di Martina Pennisi

1 Tecnologia

Dopo Digital Venice, è la volta della presentazione alla Camera della relazione annuale del Garante delle Comunicazioni, altro tassello che compone il puzzle del digitale nostrano e dà importanti indicazioni sull’approccio futuro. In particolare, è stata la presidente della Camera Laura Boldrini ad aprire l’evento sottolineando la necessità di stabilire, anche in occasione del semestre europeo di presidenza italiana, “nuove regole” per non rimanere sotto lo scacco di altri Stati o di colossi del settore. Dopo aver citato i temi di neutralità della Rete, privacy dei dati e odio online, Boldrini ha parlato dell’importanza di “ridurre il divario digitale che rappresenta il nuovo volto della vecchia disuguaglianza” e ha invitato a non “trascurare il pluralismo dei media” in nome “dell’attenzione richiesta alla Rete”. In linea l’intervento del presidente dell’Autorità Angelo Cardani, che ha ricordato la recente introduzione del regolamento per la tutela del diritto d’autore online, ed è entrato nel merito delle nuove aree in cui andare a dettare, anche livello europeo, legge: fra le priorità il rapporto fra i cosiddetti Over The Top, i vari Google o Skype, e gli operatori tradizionali di telecomunicazioni che devono sottostare a “regolamentazione ex ante”, le politiche legate allo spettro radio tenendo conto “dei crescenti fabbisogni della banda larga mobile per sostenere lo sviluppo dell’Internet delle cose” e il ruolo dell’Agcom in materia di Big Data e Open Data, tornando sulla privacy su cui si è soffermata la presidente Boldrini. E ancora, condizioni di utilizzo delle applicazioni e tutela dei minori.

Tutti i comparti in calo

I dati della relazione, soffermandosi sul comparto digitale e tlc (qui il resto), sono caratterizzati dal segno meno, sia in termini di ricavi degli operatori sia in termini di investimenti per la realizzazione di banda larga e ultra larga. Flessione, in questo secondo caso, del 5,4%, con il meno 9,8 della rete mobile che pesa in modo particolare, da leggere in considerazione della ripresa attesa durante l’anno in corso. Il mobile si distingue in negativo anche per un riduzione dei ricavi che, a differenza dello scorso anno, è nettamente superiore rispetto a quella registrata per la rete fissa: -11,2% e -6%. Sono in calo tutte le categorie considerate, con il 18,4% del traffico voce che si fa sentire particolarmente. Scivolano anche i ricavi dei servizi dati, -3,3%, anche se aumentano le Sim connesse alla Rete, da 31,3 milioni a 32,7, e il traffico, +7%. Continuano a crollare gli sms, -25% a beneficio di Whatsapp e simili, e si confermano con un rialzo del 13% gli introiti legati ai servizi di accesso e navigazione a Internet. C’è attesa, nella relazione, per la rivoluzione del pagamenti mobili a cavallo dell’Nfc, tecnologia sulla quale si basano le offerte lanciate da Telecom e Vodafone per perfezionare le transazioni avvicinando lo smartphone al Pos. Sempre per quello che riguarda il mobile, a farla da padrone è Telecom Italia con 32,2% del mercato delleSim, in crescita rispetto al 33,1 del 2012. Crescono anche Wind (23), H3G (10) e gli operatori mobili virtuali, presenti sul 5,4% delle Sim. In calo solo Vodafone, 29,4% di schedine a fronte del 30,2 dell’anno precedente. A cambiare gestore nel corso del 2013 sono stati 16 milioni di italiani. Nel campo della banda larga si registra invece per la prima volta il calo della quota di mercato di Telecom sotto il 50%. Nel primo trimestre 2014 si attestava al 49 tondo tondo.
15 luglio 2014 | 12:57,© RIPRODUZIONE RISERVATA
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http://www.corriere.it/tecnologia/mobile/14_luglio_15/rapporto-agcom-boldrini-il-digital-divide-nuova-diseguaglianza-be0744f2-0c0c-11e4-b3f9-bc051e012a1f.shtml
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 REAZIONE:A CONTO DI PIU
1-LA NUOVA ERA NON RICONOSCE A LAURA BOLDRINI NE A NESSUN INTEGRANTE DI QUESTO “GOVERNO” GOLPISTA NESSUNA COMPATIBILITA CON LA NUOVA ERA:NE CON LA SUA ESSENZA,NE CON LA SUA VISIONE DEL MONDO.
2-IL DIGITAL DIVIDE E’ UN ARGOMENTO GIA DISCUSSO E LAUDATO IN QUESTE PAGINE E NON TORNERO SU ESSO.BASTA DIRE CHE IN REALTA NON ESSISTE NESSUN DIGITAL DIVIDE,E SE MANCANZA DI COPERTURA ADLS C’E’ E’ DOVUTA SOLTANTO ALLA MANCANZA DI CONCORRENZA,CIO’E’ ALLA MANCANZA DELLE DOVUTE LIBERALIZAZZIONi E RIFORME CHE  HANNO PROMESSO E MAI COMPIUTO SIA BERLUSCONI,CHE MONTI,CHE RENZI.
3-NON ESSISTE NESSUNA CONTRAPOSIZIONE “PLURALISMO DEI MEDIA” E “L’ATTENZIONE RICHIESTA DALLA RETE”:LA NUOVA ERA E’ QUELLA DELL’INTEGRAZIONE DEI VECCHI MEDIA,QUELLI DELLA TELEVISIONE E RADIO TRADIZIONALI FRA ALTRI,ALLA RETE.I NUOVO MEDIA (NON I SOCIAL MEDIA VOLUTE DA OBAMA),QUELLI CHE FUNZIONANO NELLA RETE,SONO I SOLI MEDIA ESSIETENTI.PRETENDERE ALTRO SIGNIFICA SOLO CONVALIDARE IL PATTO SEGRETO FRA RENZI E BERLUSCONI PER SALVARE I SUOI MEZZI TRADIZIONALI LE QUI ONDE APPARTENGONO ALLO STATO DOVE DEVE RESTITUIRLI.IL SISTEMA GIUDIZIARIO AVEVA PROMESSO FARLO E DEVE COMPIERE O METTERLI SOTTO ACCUSA.
QUESTE PAROLE DELLA BOLDRINI CHE PRETENDE MISCONOSCERE I NUOVI MEDIA UNIVERSALMENTE ACETTATI E ADOPERATE SONO LA PROVA PALESE CHE IL PATTO SEGRETO CON MEDIASET ESSISTE E SI ADEGUANO ALLE PRETESE DI QUESTA MAL CHIAMATA GENERAZIONE “TELEMACO” CHE VUOLE “ADOSSARSI” ALLA NUOVA ERA IN ITALIA.SONO COSE DIVERSI,SONO INCOMPATIBILI E GLI OPERATORI NUOVA ERA SAPRANNO SMONTARE QUESTO ENGENDRO POLITICO DELLE LARGHE INTESE:
TELE-VIZIO ALTRO CHE TELEMACO SONO.VIA.FUORI DELLA NUOVA ERA GIA INSEDIATA IN ITALIA.UN ESSMPIO?:ALTRI GIOVANI CHE IN AMERICA HANNO ADERITO ALLA NUOVA ERA DOVREBERO ESSERE LO SPECCHIO A GUARDARSI,VITTORIA CLINTON,LA FIGLIA DI HILLARY E’ FRA I PIONIERI DEL GIORNALISMO DEI NUOVI MEDIA DOVE LAVORA.ESSITONO E NON SONO QUELLI DI BERLUSCONI.
4-I DIRITTI DI AUTORE ONLINE DI QUI PARLA QUESTO ANGELO CARDINI NON ESSISTONO:VA TUTELATA LA “PROPIETA INTELLETUALE” E NON UN MUCCHIO DI PROCEDURE BUROCRATICI CHE ALTRO CHE CARTA STRACCIA NON SONO.

NON ESSISTE NE MENO QUESTA CONTRAPOSIZIONE FRA GLI OPERATORI DELLA NUOVA ERA (GOOGLE,MICROSOFT,APPLE,ECC) E “OPERATORI TRADIZIONALI.O PER DIRLA CON LE SUE PAROLE “fra i cosiddetti Over The Top, i vari Google o Skype, e gli operatori tradizionali di telecomunicazioni”.NE CONTRADIZIONE ESSISTE FRA “le politiche legate allo spettro radio” E QUELLO “dei crescenti fabbisogni della banda larga mobile”,”per sostenere lo sviluppo dell’Internet delle cose”.L’HO SPIEGATO SOPRA,SONO TUTTI UNO E OGGI SI PARLA SOLO DI “NUOVI MEDIA”.

 

-APPENDICE:MICROSOFT,TENTATIVA  DI USURPAZIONE NEL “DIGITAL VENEZIA”
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-SU CORRIERE DELLA SERA:Sette giorni di innovazione in Laguna
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Digital Venice, la strategia digitale europea e il semestre italiano
Al premier Renzi e al commissario Kroes è stato consegnato il documento Restart Europe. Attesa per sapere chi sarà il direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale
di Martina Pennisi

 


Tecnologia

La tavola rotonda Restart Europe (foto da Twitter)
La tavola rotonda Restart Europe (foto da Twitter)
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Venezia – I giovani spesso arrivano prima, soprattutto se si parla di digitale. Così è avvenuto a Venezia, dove 161 innovatori provenienti da 24 Paesi hanno animato il primo giorno di Digital Venice, settimana lagunare di eventi dedicati alla strategia digitale europea. L’evento clou sono gli interventi di Matteo Renzi e Neelie Kroes. Il presidente del Consiglio e il vice-presidente della Commissione europea firmeranno la cosiddetta Carta di Venezia per provare a fissare i punti attorno cui costruire la politica digitale europea che caratterizzerà il semestre di presidenza italiana appena iniziato. Anche per l’Italia potrebbe rivelarsi una giornata cruciale: Renzi dovrebbe annunciare il nome del direttore dell’Agenzia per l’Italia digitale, ente a cui spetta la concretizzazione di norme e decreti in materia. Nelle ultime ore sono calate le quotazioni di Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica e in quanto tale in possibile conflitto con il ruolo, mentre appare un’ipotesi plausibile quella di Alessandra Poggiani, padrona di casa qui a Digital Venice.
Il premier e la riunione con i Big della tecnologia
Il premier Renzi con il ministro Madia in vaporetto a Venezia (da Instagram)Il premier Renzi con il ministro Madia in vaporetto a Venezia (da Instagram)
Aperte anche le partite del Digital champion, figura che deve rappresentare la spinta innovativa del Paese, e del presidente del Comitato d’indirizzo, altra gamba di cui il tavolo digitale nostrano ha bisogno per stare in piedi. “Sono nodi da sciogliere in fretta; scelte cruciali per assicurarsi che l’orientamento politico sia declinato in maniera coerente”, dichiara al Corriere della Sera il sottosegretario con delega alle politiche europee Sandro Gozi. Dei temi caldi sul tavolo comunitario, invece, Renzi e Kroes hanno parlato a porte chiuse con colossi del settore come Huwaei, Samsung, Microsoft, Facebook, Google e Amazon. Dalle opportunità, con una spinta del Pil di 5 punti percentuali, alle sfide, tassazione dei colossi americani e neutralità della Rete su tutte. L’Italia e Matteo Renzi, che del digitale ha sempre fatto una bandiera per ora più sventolata che issata, hanno l’opportunità di farsi portatori del cambiamento di passo. Abbiamo, è il Censis ad averlo calcolato, tutto da guadagnarci: il ritardo attuale ci costa 10 milioni di euro al giorno. 3,6 miliardi all’anno, per citare una cifra che fa ancora più impressione. Senza (economia) digitale è difficile ripartire.
Il documento di Restart Europe
I giovani startupper di Restart Europe, così si chiama l’evento di lunedì, più che da questi numeri sono partiti dalle loro priorità nei campi di economia, smart city, lavoro, democrazia ed educazione. Il documento redatto a fine giornata è stato consegnato a Renzi e Kroes per affiancare le necessità dei colossi già presenti sul mercato a quelle delle nuove leve. Si propone la creazione di un quadro normativo unico a livello comunitario per le imprese innovative gestibile attraverso una piattaforma online. E si riceve, contestualmente, il plauso del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Berretta: “Senza mercato unico il milione di posti di lavoro atteso dalle startup rimane un miraggio”, ha commentato. Per incoraggiare gli investimenti di Venture capital, al momento dieci volte meno consistenti di quelli statunitensi, la carica dei 161 ha pensato a incentivi fiscali per gli sforzi privati e a fondi per l’economia digitale. Per ogni euro investito da un privato, ad esempio, la Bce potrebbe mettercene uno di tasca sua. Le città potrebbero invece beneficiare di una carta d’identità europea con cui accedere ai servizi fisici e digitali senza limite alcuno nel Vecchio Continente.
Attesa per il direttore di Agid
Per l’Italia si tratta di un discorso particolarmente attuale, essendo il decreto per l’identità digitale in rampa di lancio e in attesa dell’intervento dell’Agid, che sta a sua volta aspettando il nuovo direttore. Mentre l’Italia aspetta, insomma, la giovane europa sogna di correre. Sempre nelle metropoli digitali, potrebbero essere utili delle ricompense per i cittadini e le istituzioni virtuosi e un sistema di recensioni sui servizi offerti. Pensando al lavoro, invece, si spazia dal ‘reverse internship’, stage dei dipendenti delle aziende nelle startup per sporcarsi le mani con la cultura dell’innovazione, a un fondo pensione pan-europeo che incoraggi gli spostamenti dei lavoratori e alleggerisca gli oneri delle aziende che vogliono assumere all’estero.
Amministrazione digitale
L’amministratore delegato di Microsoft Italia – a cui si deve l’organizzazione di Restart Europe – Carlo Purassanta vede di buon occhio le contaminazioni tra realtà consolidate e nascenti soprattutto nell’ambito di ricerca e sviluppo: “Più dell’80% delle imprese fa ricerca in un una sorta silo separato da tutto il resto. È un approccio troppo vecchio, bisogna entrare in una modalità di innovazione collaborativa”. Tornando alle proposte, il rapporto ideale con i vertici è quello che si risolve in un clic: governi e amministrazioni pubbliche dovrebbero ‘arrendersi’ alla democrazia partecipativa e a pubblicare e discutere su apposite piattaforme spese e processi decisionali. Il cittadino deve aver accesso a un unico portale per ottenere informazioni, dialogare con gli amministratori e ottenere documenti o indirizzi. Per dare una spinta all’educazione bisogna invece partire dagli insegnanti e fornire loro piattaforme aperte per aggiornarsi e condividere le competenze su un nuovo tipo di didattica. Gli istituti, oltre a ospitare corsi di programmazione fin dalle elementari, devono anche essere messi in condizione di acquistare dispositivi tecnologici in modo consapevole. Insegnare alle scuole, quindi. Formare le aziende con le startup, come detto in precedenza. Il digitale che arriva prima. Anche a Venezia, in attesa della lista delle priorità dei grandi, è andata così.
8 luglio 2014 | 10:24,© RIPRODUZIONE RISERVATA
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 http://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/14_luglio_08/digital-venice-strategia-digitale-europea-semestre-italiano-98af2896-0676-11e4-addf-a4fb93907d37.shtml
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REAZIONE:NATURALMENTE,NON BISOGNA DIRE CHE LA NUOVA ERA VEDE DI MAL OCHIO QUESTA AMBIZIOSA INIZIATIVA DI MICROSOFT IN COLLABORAZIONE CON UN GOVERNO GOLPISTA COME QUELLO DI RENZI,PIAGATA DI BUONE INTENZIONI CHE PERO RESTA SOLO UNA ESPRESSIONE DI DESIDERIO.IL FATTO CHE PER L’INCONTRO  SIA STATA SCELTA LA CITTA DI VENEZIA E’ LA PROVA PALESE CHE SI TRATTA DI UN INTENTO DI UISURPAZIONE DELLA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA .RISULTA CHIARO CHE MICROSOFT NON HA IMPARATO LA LEZIONE DELLA NUOVA ERA CHE DOPO QUEL CONCORSO DOVE HA RESPINTO LE MIE TESI AL RIGUARDO HA FINITO PER SMORONARSI E SCOMPARIRE.ORA CHE LI HA ADOTTATE CCONVERTENDOSI ALLA NUOVA ERA CON QUESTE INIZIATIVE TORNA A ZOPPICARE CON LA STESSA PIETRA:NULLA DI QUANTO PROIETTATO SOPRA ANDRA A BUON PORTO,RESTA SOLO COME DETTO PRIMA,UNA ESPRESSIONE DI DESIDERIO DI UN MUCCHIO DI “BUONE INTENZIONI” CHE ALTRO NON FANNO CHE CERCARE DI USURPARLA.SI VEDE DIETRO L’INIZIATIVA LA MANO DI BILL CLINTON,IL NEOLIBERALE PARRINO POLITICO DI RENZI.SOSPETTO  CHE MICROSOFT DA ORA IN AVANTI TORNERA A PERDERE TERRENO FRA I BIG DELLA TECNOLOGIA.LA NUOVA ERA LI RITIRA OGNI FIDUCIA E INVITA AI SUOI  OPERATORI A BOICOTTEARE QUESTE INIZIATIVE:IL GENIO INNOVATIVO NON SI AQUISTA IN FARMACIA.INUTILE INSISTERE IN QUESTA VIA.
DUE PAROLE ANCORA:
-QUANTO DETTO SOPRA PRIMA E’ ANCHE VALIDO PER QUESTO INCONTRO DELLA GENERAZIONE TELE-VIZIO. 2-RENZI E I SUOI NON DURERANNO AL GOVERNO E LE AUTORITA DELLA COMMISIONE EUROPEA PARTECIPANTE SARANNO CAMBIATI  UNA VOLTA NOMINATE QULLE NUOVE USCITI DAL RECENTE VOTO,QUINDI QUESTE INIZAITIVE MICROSOFT AVREBBE DOVUTO FARLI NEL MARCO DELLA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA E CON CHI CORRISPONDE,CIO’E’ AVREBBE DOVUTO ASPETTARE CHE SIANO MESSE IN CARICA LE NUOVI AUTORITA.E IL FATTO CHE SI SIANO AFRETTATI A FARE L’EVENTO DIGITALE A VENEZIA E’ UNA MOSTRA DI QUANTO SIANO CONSAPEVOLI DELLA FORZA E PORTATA  DELLE VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA IN EUROPA,E QUINDI DI QUANTO FRAGILE SIA QUESTA INIZIATIVA.
3-”I giovani startupper di Restart Europe” ALTRO NON SONO CHE QUESTA GENERAZIONE TELE-VIZIO.(A)
4-A PURASSANTA LO SI VEDE OSSESIONATO DAL PROCESSO INNOVATIVO E LA RICERCA E QUINDI SI FA ECO DELL’ESPERIENZA DI MICROSOFT CHE L’HANNO PORTATA AL FALLIMENTO COME AVANGUARDIA DELLE TELECOMUNICAZIONI E “vede di buon occhio le contaminazioni tra realtà consolidate e nascenti soprattutto nell’ambito di ricerca e sviluppo”:IN MICROSOFT NON C’E STATA NESSUNA “CONTAMINAZIONE” FRA “REALTA CONSOLIDATE E NASCENTI”,DOPO CHE GOOGLE HA ACCOLTO LE MIE TESI SCIENTIFICI RESPINTI DA MICROSFT IN AVANTI LA REALTA DI QUESTA AZIENDA E STATA SOLO QUELLA DELLO SMORONAMENTO CONTINUO(INSIEME AL SISTEMA PC FISSO)FINO ARRIVARE AD OGGI ASSOLUTAMENTE SMORONATA A MANO DEL MOBILE.PENSAVO CHE LA CONVERSIONE ALLA NUOVA ERA FOSSE GENUINA PERO—–
“INNOVAZIONE COLLABORATIVA?.RIPETO,IL GENIO INNOVATIVO NON SI COMPRA IN FRMACIA E MICROSOFT NON SEMBRA AVERE UNO SPECIALE FIUTO NEL TROVARLO:”CIO CHE NATURA NON DA LA NUOVA ERA NON IMPRESTA”.I GIOVANI TELEMACI SONO CONTAMINATI SI MA DALLA CULTURA DEI MEZZI TRADIZIONALI E QUINDI SONO CONDANNATI AL FALLIMENTO IN ANTICIPO,NELLA NUOVA EUROPA DELLA NUOVA ERA NON PROSPERERANNO.
IL SETTORE PATTISTA DEL PARTITO DEMOCRATICO NON E’ LA PRIMA VOLTA CHE PROVA AD USURPARE LA NUOVA ERA:CI AVEVA PROVATO DALEMA,HA FALLITO MISERAMENTE E SCOMPARSO DELLA SCENA POLITICA,NON SARA MEGLIO IL FUTURO DI RENZI.
(A)TENTATIVA DI DOPPIAGGIO E INVERSIONE “TECNICA”?:
IL SISTEMA OPERATIVO DELLA MIA NETBOOK (PIATTAFORMA MOBILE QUINDI)CHE ADOPERO IN ITALIA E UN  “WINDOWS STARTER”.
COME VOI SAPETE LE AREE DI ATTIVAZIONE DEI PRODOTTI CONNESSI GLOBALMENTE ALLA RETE INTERNET SONO DIVISI IN 4 AREE CHE CORRISPONDONO A DIVERSI CONTINENTI.IL MIO SISTEMA OPERATIVO,STARTER PERO, E’ DI ATTIVAZIONE SOLO IN LATINOAMERICA,ANCHE SE DOPO PUOI USARLO OVUNQUE.
NE QUANDO SONO IN ITALIA NE QUANDO SONO IN LATINO AMERICA IL MIO “STARTER” E’ USATO DA ALTRI CHE DA ME,E TANTO MENO DA QUESTI “giovani (STAR)tupper di Restart Europe”.
TRANNE CHE PER QUALCHE RIPARAZIONE TECNICA IL MIO NETBOOK E’ DI USO ASOLUTAMENTE PERSONALE,RISERVATO E PRIVATO.

http://youtu.be/tT5eWmeL59o

 


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-APPENDICE 2:NADELLA,INIZIA MALE
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-SU  LE MONDE,Blogs
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18 juillet 2014, par Jean-Baptiste Jacquin
Microsoft: Des paroles… et des actes
Satya Nadella, directeur général de Microsoft (n.bhupinder-CC BY 2.0)
Satya Nadella, directeur général de Microsoft (n.bhupinder-CC BY 2.0)
J’ai une bonne et une mauvaise nouvelle, par laquelle voulez-vous que je commence ? Ce dilemme de cour de récréation se pose rigoureusement dans les mêmes termes pour les chefs d’entreprise.
Satya Nadella, le nouveau directeur général de Microsoft, a lui aussi été obligé de trancher. Dans un e-mail adressé, le 10 juillet, aux salariés du groupe américain de logiciels, le successeur de Bill Gates et de Steve Ballmer a promis « un changement de culture ».
Mercredi 16 juillet, M. Nadella a eu l’occasion de préciser sa « vision stratégique » pour le groupe dont il a pris les rênes en février. Dans une de ces grand-messes dont les multinationales ont le secret, il s’est retrouvé seul sur une estrade, face à plusieurs milliers de « partenaires » de Microsoft, venus du monde entier pour cinq jours.
Tel une rock-star, il a fait son Bercy, à Washington ! Un discours enthousiaste d’une heure, sans notes, arpentant la scène dans un costume sombre, chemise grise ouverte.
Un vrai bonheur
« Nous sommes dans un monde plus global où 3 milliards de personnes ont un terminal connecté à Internet, où plus de 200 milliards de capteurs et de terminaux seront en circulation en 2020. S’il n’y a pas le cloud [l’informatique à distance], il n’y aura pas d’expérience globale possible. C’est une opportunité extraordinaire. »
M. Nadella définit un nouveau credo pour Microsoft : « Le mobile d’abord, le cloud d’abord. » « Tout cela va représenter une explosion des dépenses dans les technologies de l’information. »
« C’est l’une des raisons pour lesquelles être dans cette industrie est un vrai bonheur. Il n’y a pas un secteur de l’économie, de l’industrie ou de la vie des gens où les logiciels et les objets fonctionnant avec des logiciels ne sont pas un élément essentiel. »
Etre capable de galvaniser une salle fait partie des talents exigés d’un grand patron. C’est pourquoi M. Nadella ne s’est pas arrêté là. Il en est venu au rôle que pouvait jouer « l’entreprise dans laquelle [il] a passé toute [sa] vie d’adulte ». Il a 47 ans et y travaille depuis vingt-deux ans.
Accomplir davantage
« Nous sommes l’entreprise et l’écosystème qui vont bâtir la productivité et les plates-formes pour ce monde du mobile first cloud first (…) Nous allons permettre à chacun et à chaque organisation de la planète de faire plus, d’accomplir davantage. C’est notre mission, c’est dans notre âme, c’est ce que nous allons faire. »
Le lendemain, jeudi, il annonçait la suppression de 18 000 postes dans le groupe. Une décision dont personne n’avait anticipé l’ampleur. La mauvaise nouvelle risque fort d’éclipser la bonne sur « les opportunités formidables ».
La veille encore, M. Nadella expliquait que l’une de ses principales tâches était de « rechercher comment permettre aux salariés de Microsoft de donner le meilleur d’eux-mêmes ». A chacun sa méthode.

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http://ecobusiness.blog.lemonde.fr/2014/07/18/microsoft-des-paroles-et-des-actes/

À propos de Jean-Baptiste Jacquin

Je suis arrivé au Monde en 2011 où j’ai fait partie pendant deux ans de la rédaction en chef emmenée par Erik Izraelewicz. Je suis désormais chroniqueur économique. Cela fait 25 ans que je suis la vie des entreprises en tant que journaliste. Je suis passé par Les Echos, L’Expansion et La Tribune.
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REAZIONE:QUESTO NADELLA NON E” QUELLO CHE LA NUOVA ERA SI ASPETTAVA,QUALCOSA HA CAMBIATO DOPO LA NOMINA E QUINDI INIZIA CON MAL PIEDE.
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16 AGOSTO 2014:AMAZON IN CONFLITTO CON L’INDUSTRIA DEL LIBRO
-SU LE MONDE,Technologies
Filippetti accuse Amazon de « pratiques inqualifiables »
LE MONDE | 12.08.2014 à 11h15 ,Mis à jour le 12.08.2014 à 18h21 | Par Olivier Faye
 La ministre de la culture Aurélie Filippetti soutient le combat des écrivains américains contre le distributeur en ligne.
La ministre de la culture Aurelie Filipetti soutien le combat des ecrivains Americains contro le distributier en ligne.AFP/PATRIK KOVARK
Le cri de colère poussé contre Amazon dimanche 10 août par 900 écrivains américains dans les colonnes du New York Times a trouvé un écho favorable en France, où la ministre de la culture, Aurélie Filippetti, contactée par Le Monde, mène de son propre aveu un « combat » contre le distributeur en ligne.
Lire (édition abonnés) : Aux Etats-Unis, 900 auteurs contre Amazon
Une coalition d’auteurs a dénoncé dans une publicité de deux pages les pratiques de la firme de Seattle. Le groupe est engagé depuis de longs mois dans une lutte avec Hachette, qui refuse de casser les prix des livres numériques sur le marché américain. En retour, Amazon pratique des mesures de rétorsion contre la maison d’édition française : délais de livraison allongés, impossibilité d’effectuer des précommandes et suppression des éventuelles réductions sur les livres.
« UNE ATTEINTE INACCEPTABLE »
La ministre de la culture avait déjà fustigé en mai le « chantage » pratiqué selon elle par Amazon sur ce dossier. Aurélie Filippetti se trouve aujourd’hui confortée par la sortie des auteurs américains. « Cet épisode est une nouvelle révélation des pratiques inqualifiables et anticoncurrentielles d’Amazon, dit-elle. C’est un abus de position dominante et une atteinte inacceptable contre l’accès aux livres. Amazon porte atteinte à la diversité littéraire et éditoriale. » La ministre se défend de venir spécifiquement en aide à la filiale du groupe Lagardère. « Les auteurs qui ont signé la tribune ne sont pas tous publiés par Hachette, ils ont simplement conscience de l’intérêt général. Pour ma part, je défends l’écosystème du livre en entier, pas un acteur en particulier », précise-t-elle.
Aurélie Filippetti chez Jean-Jacques Bourdin – 12/02
Invitée de BFMTV et RMC, Aurélie Filippetti a évoqué les questions de fiscalité liées aux géants du web.
Lire aussi : En guerre commerciale avec Hachette, Amazon courtise les écrivains
Depuis son arrivée Rue de Valois en mai 2012, Mme Filippetti ne cesse d’ouvrir des fronts contre le géant américain. En juin 2013, elle s’élevait déjà contre la politique du groupe, l’accusant de recourir à des « pratiques (…) destructrices d’emploi, destructrices de culture, destructrices de lien social » qui font « mourir les petites librairies dans les centres-villes ». Elle appelait alors Amazon à « payer ses impôts » en France, le siège européen du site Internet étant situé au Luxembourg. Une enquête fiscale a été ouverte à ce sujet, ainsi qu’au Royaume-Uni.
Cette lutte s’est concrétisée le 10 juillet avec l’entrée en vigueur de la loi sur le prix des livres sur Internet, dite loi « anti-Amazon ». Ce texte, déposé par l’UMP et soutenu par la majorité, supprime la possibilité pour les sites de vente en ligne de cumuler la réduction de 5 % sur le prix du livre avec la gratuité des frais de port. Une mesure dirigée contre la firme américaine, qui a réagi en fixant ses frais de port à hauteur de… 1 centime.
Lire aussi : La loi « anti-Amazon » votée par le Parlement
« COMBAT MODERNE »
« Nous n’avions jamais dit que cette loi allait tout régler. C’était un combat politique, se défend Mme Filippetti. Nous savions qu’ils allaient chercher à la contourner. Nous avons agi par la loi pour que cette entreprise ne puisse pas utiliser l’argument commercial de la gratuité des frais de port. Ce sont des banderilles que nous continuerons à planter dans le flanc d’Amazon. »
Un temps esseulée, la Commission européenne voyant cette croisade d’un mauvais œil, la ministre de la culture a trouvé du soutien du côté de l’Allemagne, où le syndicat des libraires et éditeurs a déposé une plainte antitrust contre Amazon, avec l’appui du gouvernement. Bruxelles a ouvert une enquête à la suite de cette plainte.
« Cela montre que nous ne sommes pas dans le combat du village gaulois contre l’ogre américain. C’est un combat global contre une mise en péril de l’écosystème du livre. La France n’est pas seule », veut croire Mme Filippetti. « Nous sommes à la pointe d’un combat moderne contre des pratiques qui ressemblent au XIXe siècle, contre le monde des grands trusts et de la concentration, ajoute-t-elle avec emphase. Ce n’est pas parce que l’on parle de numérique que l’on est moderne. »
Olivier Faye ,Journaliste au Monde
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http://www.lemonde.fr/technologies/article/2014/08/12/aurelie-filippetti-accuse-amazon-de-pratiques-inqualifiables_4470395_651865.html
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-APPENDICE:PER CAPIRE TUTTO
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-SU LE MONDE,Économie:
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Tout comprendre du conflit entre Amazon et l’industrie du livre
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Le Monde.fr | 13.08.2014 à 17h42 ,Mis à jour le 13.08.2014 à 18h02 | Par Audrey Fournier

Le Kindle est la liseuse maison d'Amazon.
La fronde du milieu de l’édition contre Amazon, géant de la distribution en ligne, a gagné en ampleur le week-end du 9 août, avec la publication aux Etats-Unis d’une lettre de protestation signée par 900 écrivains de renom. En France et ailleurs, les librairies « en dur » peinent à faire face à la concurrence de l’e-commerce. Quelles sont les racines du conflit ?
 
*Que reprochent les maisons d’édition à Amazon ?
 
Le groupe est engagé depuis de longs mois dans une lutte avec l’éditeur français Hachette, qui refuse de baisser le prix de ses livres numériques sur le marché américain. Amazon, qui souhaitait imposer un prix unique de 9,99 dollars (7,50 euros) sur les livres électroniques d’Hachette, a en effet tout à y gagner, car cela lui permettrait d’inciter les lecteurs à utiliser sa liseuse électronique Kindle. Le site commence déjà à tirer les tarifs vers le bas : par exemple, le best-seller américain Gone Girl de Gillian Flynn est disponible, en version originale, à 5,98 euros en format Kindle sur Amazon, contre 7,80 euros sur le site de la Fnac (mais en format ePub, qui peut être lu sur plusieurs dispositifs différents, pas seulement sur le Kobo, la liseuse « maison »).
Lire la synthèse : Aux Etats-Unis, 900 auteurs contre Amazon
Ce qui avait commencé comme un simple conflit commercial a peu à peu dégénéré et Amazon a pris des mesures de rétorsion contre la maison française : délais de livraison allongés, impossibilité d’effectuer des précommandes et suppression d’éventuelles réductions sur les livres.
Un groupe de 900 écrivains, réunis sous la bannière « Authors united » a publié une double page dans le New York Times le week-end dernier pour dénoncer ces pratiques. Parmi eux, de grands noms de la littérature, comme Paul Auster, John Grisham, Stephen King, Donna Tartt, mais aussi la canadienne francophone Nancy Huston, qui donnent de l’écho au combat, qui concerne moins Hachette en particulier que la défense du rôle des maisons d’édition en général.
Pour Amazon et Hachette, les enjeux ne sont pas comparables. L’e-commerce est une activité bénéficiaire pour Amazon, mais elle ne représente qu’une partie minoritaire de son chiffre d’affaires. Si Amazon recule sur le prix des livres électroniques, l’impact dans ses comptes sera donc faible, d’autant plus qu’elle détient 60 % de parts de marché aux Etats-Unis. Le préjudice pour Hachette serait vraisemblablement beaucoup plus important.
 
*Peut-on parler de concurrence déloyale ?
 
Si le marché du livre électronique reste modeste (seulement 5 % du marché en France, mais plus de 20 % aux Etats-Unis), les ventes à distance (livres papier et électroniques) ne cessent de progresser : + 6 % en 2013 en France.
Amazon s’est positionnée depuis la fin des années 1990 sur ce créneau en proposant une offre large, expédiée dans des délais très serrés. Mais la loi Lang de 1981 sur le prix unique du livre contraint les libraires à ne pas dépasser les 5 % de rabais, ce qui limite leur marge de manœuvre et ne leur permet pas de jouer sur les volumes de vente.
Cherchant un moyen de faire baisser les prix sur le marché français, Amazon a tenté de faire passer les frais de livraison à 0 euro. La Fnac l’a imitée. Ce dumping n’a pas été vu d’un bon œil par le Parlement, qui a voté au printemps une loi dite « anti-Amazon » pour interdire le cumul de la gratuité des frais de port et le rabais de 5 %. Réponse des intéressés ? Faire passer les frais de port de 0 à… 1 centime d’euro « sur les commandes contenant des livres ». Et la Fnac de lui emboîter le pas.
Le but de ce texte, aussitôt promulgué, aussitôt contourné, était de protéger un secteur malmené depuis quelques mois, en figeant les prix. Sauf que l’attractivité d’Amazon ne tient pas seulement à sa volonté de proposer des prix bas, mais aussi, et surtout, à la taille de son catalogue et à ses moyens logistiques pour assurer une livraison rapide. Et sur ces points, les moyens déployés par Amazon sont effectivement disproportionnés par rapport à ceux des libraires indépendants, grâce notamment à une politique d’investissement massif dans les centres logistiques.
Un détail, et pas des moindres, Amazon est régulièrement pointé du doigt pour ses pratiques fiscales : la société paierait en effet un impôt largement inférieur à ce qu’elle devrait verser au vu de son chiffre d’affaires réalisé sur le territoire. Cet argument est repris par les pourfendeurs de la firme américaine, qui estiment qu’elle bénéficie de fait d’un avantage concurrentiel injustifié.
Lire le point de vue : Internet, bouc émissaire du marché du livre
 
*Comment s’en sortent les distributeurs français de produits culturels ?
 
Ancien hérault du cassage de prix, jusqu’à la promulgation du prix unique du livre en 1981, la Fnac tente de jouer à armes égales avec Amazon, en s’appuyant sur son vaste réseau de magasins et sur le Kobo, sa liseuse maison, adossée à sa propre plateforme de distribution de livres électroniques. L’agitateur culturel a publié des résultats positifs en début d’année, fruit de sévères mesures d’économie et d’un plan social. Le but : livrer aussi vite qu’Amazon tout en proposant des prix attractifs, et se diversifier sur d’autres produits (électroménager). La stratégie s’est avérée payante, à court terme.
Au contraire, le réseau de librairies Chapitre, deuxième en France après la Fnac, a mis la clé sous la porte en début d’année. Constitué de librairies indépendantes regroupées pour mieux survivre, ce réseau a échoué à faire repartir son chiffre d’affaires et les 57 magasins ont été mis en vente pour les transformer en « réseau de librairies indépendantes ». La stratégie du groupe, qui a consisté à uniformiser les librairies en les faisant passer sous la toise de France Loisirs, n’a pas convaincu la clientèle de revenir.
 
*La France est-elle la seule à faire de la résistance ?
 
Non. De grands libraires américains pâtissent aussi de la concurrence d’Amazon. Barnes & Noble a ainsi vu son chiffre d’affaires chuter de 10 % en deux ans, victime de l’essor du commerce en ligne et du développement des livres numériques, dans un pays où lire sur tablette est devenu banal. Pour survivre, Barnes & Noble vient d’annoncer avoir noué un partenariat avec Google sur la livraison, pour pouvoir acheminer plus vite les commandes grâce au service de messagerie Google Shopping Express.
Le libraire a en outre laissé tomber sa liseuse Nook, et noué un partenariat avec Samsung pour proposer sa plateforme de livres numériques sur les tablettes du fabricant coréen. En cinq ans, Barnes & Noble a fermé une soixantaine de librairies aux Etats-Unis, mais a réussi à compenser le repli du chiffre d’affaires par des coupes dans ses dépenses. Reste à savoir combien de temps cette stratégie sera efficace.
Lire la synthèse : Amazon : un business model en pleine évolution
 Audrey Fournier,Journaliste Nouvelles Technolog
http://www.lemonde.fr/economie/article/2014/08/13/comprendre-le-conflit-entre-amazon-et-l-industrie-du-livre_4470796_3234.html
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REAZIONE:AMAZON E’ USURPATORE DELLA NUOVA ERA.NE HO GIA PARLATO.VEDI CUA:
http://cianciminotortoici.blogspot.com/2013/06/nuova-era-...


16 AGOSTO 2014:ACCORDO FINALE UNIONE EUROPEA-CANADA
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-SU LE MONDE,Économie:
Ce que révèle la version fuitée de l’accord de libre-échange Europe/Canada
Le Monde.fr | 16.08.2014 à 14h39 , Mis à jour le 16.08.2014 à 21h33 | Par Maxime Vaudano
Le premier ministre Stephen Harper et le président de la Commission européenne José Manuel Barroso lors de la signature de l'accord de principe sur le CETA, le 18 octobre 2013.
La télévision allemande Tagesschau a révélé mercredi 13 août la version finale et pour l’instant confidentielle de CETA, un accord commercial entre l’Union européenne et le Canada scruté de très près par les négociateurs, car il devrait servir de modèle pour le traité transatlantique Europe/Etats-Unis. Parmi les dispositions les plus controversées figure le mécanisme de règlement des différends investisseurs-Etats (ISDS), un tribunal arbitral censé trancher les conflits entre les gouvernements et les entreprises.
Pour tout comprendre sur ce mécanisme : L’Europe et le Canada disent « oui » à la justice privée
Selon les négociateurs, le CETA introduit d’importants progrès par rapport à la précédente génération des accords commerciaux à ISDS (comme l’Alena, signé en 1994 entre les Etats-Unis, le Mexique et le Canada), vivement critiquée pour avoir accordé trop de pouvoir aux multinationales. En réalité, peu de choses changent. Alors que la Commission européenne a mis en pause les négociations sur l’ISDS dans le traité transatlantique pour prendre en compte les propositions du public, elle n’en a pas fait de même pour CETA, qui reste dans la droite lignée de ses positions jusqu’alors.
 
*Transparence :
 
Si les multinationales raffolent de l’arbitrage, c’est en partie pour sa discrétion. Dans certains cas, il est même impossible d’accéder au verdict du tribunal d’arbitrage, ce qui pose question du point de vue démocratique.
Si le CETA consacre l’ouverture des débats au public et la publication de tous les documents relatifs à l’arbitrage, il autorise à se soustraire à ces obligations si des informations commerciales confidentielles sont en jeu.
 
*Conflits d’intérêt :
 
Le texte s’aligne sur des standards internationaux communs, mais critiqués, en matière de prévention des conflits d’intérêts dans le choix des arbitres. Si certaines pratiques sont interdites ou déconseillées, une mesure radicale préconisée par les ONG et certains arbitres auto-critiques a été écartée : empêcher tout simplement aux mêmes personnes d’occuper alternativement le rôle d’arbitre ou d’avocat.
 
*Chevaux de Troie :
 
Un article vise à empêcher une pratique de plus en plus répandue, consistant pour les multinationales à installer une boîte postale dans un pays simplement pour pouvoir attaquer un autre Etat avec lequel est signé un accord commercial à ISDS. L’entreprise devra prouver qu’elle exerce effectivement une activité au Canada ou en Europe pour pouvoir lancer une procédure.
 
*Propriété intellectuelle :
 
Refusant d’exclure les questions de propriété intellectuelle du champ de l’ISDS, les Européens ont concédé aux Canadiens un rendez-vous trois ans après l’entrée en vigueur du traité pour s’assurer que la capacité des Etats à règlementer n’a pas été contrée par les tribunaux d’arbitrage.
 
*Définition de l’expropriation :
 
Le flou qui entourait la notion d’« expropriation indirecte » d’une entreprise par un gouvernement faisait partie des faiblesses des traités d’investissement signés par le passé. Une annexe du CETA s’attache à la définir clairement.
Il s’agit d’une mesure qui « prive substantiellement l’investisseur des attributs fondamentaux de propriété sur ses investissements ». Reconnaissant qu’il faudra procéder au cas par cas, le texte recommande de prendre en considération les « effets économiques » et de chercher à savoir si la mesure porte « atteinte aux attentes définies et raisonnables fondées sur l’investissement ».
L’annexe précise aussi que les mesures servant des « objectifs légitimes d’intérêt public, tels que la santé, la sécurité ou l’environnement » ne relèvent pas de l’expropriation, « sauf dans les rares circonstances où l’impact de la mesure [...] apparaît manifestement excessif ».
En cas d’incertitude sur l’interprétation du texte, il est prévu qu’un comité canado-européen publie des avis pour le clarifier, que les arbitres devront respecter.
 Maxime Vaudano ,Journaliste au Monde.fr
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http://www.lemonde.fr/economie/article/2014/08/16/ce-que-revele-la-version-fuitee-de-l-accord-de-libre-echange-europe-canada_4472307_3234.html
REAZIONE:VOI CAPIRETE,SOLO VOGLIO METTERE IN RILIEVO QUALCOSA:
1-SI TRATTA DI QUALCOSA BEN PIU IMPORTANTE E GRANDE CHE QUESTO INCONTRO DEGLI USURPATORI DELLE GENERAZIONE TELEMACO DI RENZI A VENEZIA.E SI TRATTA DI QUALCOSA BEN CONCRETA E NON ENNUNCIAZIONE DI DESIDERI,CASTELLI IN ARIA INSOMMA.
2-COME SI VEDE SI PARLA DI “PROPIETA INTELLETUALE” E NON DI “DIRITTI DI AUTORE”,E VA TUTELATA AL MASSIMO LIVELLO.
3-L’ACCORDO EUROPA-STATI UNITI NON SI FARA MAI PERCHE NON C”E NE BISOGNO.
4-DELLE GRANDI AZIENDE DELLE TELECOMUNICAZIONE AMERICANE SOLO GOOGLE OPERA IN VOLUME IMPORTANTE IN CANADA.
6-VITTORIA.
 
VEDI QUESTA ATTUALIZAZZIONE NEL CONTTESTO DELLA PUBBLICAZIONE ORIGINALE NEL MIO BLOG DEI FATTI INTERNI:
 
 http://dottgiuseppeciancimino.bloog.it/faites-internes-1c...
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-15 SETTEMBRE 2014:ATTUALIZAZIONE

3 SETTEMBRE 2014:IN OGNI MODO VI RACCONTO CHE NOKIA HA SCOMPARSO
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-SU LA STAMPA:Stop a Nokia, Microsoft abbandona il marchio 
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Il nome sarà eliminato in favore di Lumia
1/09/2014
ROMA
Microsoft eliminerà, per finalità di marketing, l’uso dei marchi Nokia e Windows Phone dai suoi telefonini, in favore del brand Lumia. La notizia sarebbe contenuta in un documento aziendale intercettato dal sito GeeksOnGadgets . «Come parte della nostra transizione graduale – si legge nella nota interna – elimineremo il nome del produttore dalle referenze del prodotto» durante la campagna promozionale in vista della stagione natalizia. Nelle promozioni Windows Phone sarà sostituito da Windows.
Il passaggio da Windows Phone a Windows a fini di marketing è in realtà già presente. Negli ultimi spot del Lumia 930, ci si riferisce al sistema operativo di Microsoft chiamandolo solo Windows, e stessa cosa accade nella reclame del One M8 di Htc e in quelle dei Lumia 530, 730 e 830.
La mossa potrebbe spiegarsi con l’intenzione di Microsoft di unificare i sistemi operativi su cui girano pc, telefoni, tablet e la console Xbox. «Snelliremo la prossima versione di Windows, da tre sistemi operativi ad uno solo, integrato, per schermi di tutte le dimensioni», aveva annunciato nel luglio scorso l’ad di Redmond, Satya Nadella. «In passato avevamo più squadre al lavoro sulle diverse versioni di Windows, ora ne abbiamo una con un’architettura comune. Questo ci consente di creare l’Universal Windows Apps». (Ansa)
http://lastampa.it/2014/09/11/tecnologia/stop-a-nokia-microsoft-abbandona-il-marchio-rfoSss3VtA5v3Ku68ShKDP/pagina.html
REAZIONE:IL DIGITAL VENEZIA DELLA GENERAZIONE TELE-VIZIO NON HA DECOLLATO NE DECOLLERA MAI MA NOKIA,CHE PRETENDEVA AVERE INVENTATO IL CELLULARE E CHE C’E’ CHI LO VOLEVA INALZARE ALLA PUNTA DI LANCIA EUROPEA DI UNA SFIDA TECNOLOGICA EUROPA-USA,NON ESSIETE PIU.QUELLO DEL TITOLO.
 

 

27 OTTOBRE 2014:ATTUALIZAZIONE NADELLA

-GLI ERRORI CONTRO NADELLA
 

10 ottobre 2014 Ultimo aggiornamento alle 17:55 ET
Consigli su ‘karma’ di Satya Nadella: ‘deplorevole e scorretto’
BBC News Washington, DC
CEO di Microsoft Satya Nadella.
CEO di Microsoft Satya Nadella detto che le donne dovrebbero fare affidamento sul “karma” per aumenti di stipendio
Quando sei un altoparlante ad una “celebrazione delle donne in computing”, non è probabilmente una buona idea per fare off-the-bracciale osservazioni su come le donne dovrebbero fidarsi “il sistema” per dare loro la paga che meritano.
Questa è la lezione CEO di Microsoft Satya Nadella ha imparato nel modo più duro il Giovedi.
«Non è proprio di chiedere per il rilancio, ma conoscendo e avendo fede che il sistema sarà effettivamente vi darà il diritto alza come si va avanti”, ha detto Nadella durante un’intervista sul palco.
“Perché questo è un buon karma. Essa tornerà perché qualcuno sta andando a sapere che è il tipo di persona che voglio avere fiducia,” ha detto
Dato che si trattava di una conferenza di settore tecnologia, osservazioni controverse del sig Nadella apparsi su Twitter e altri siti di social media praticamente nel momento in cui sono state pronunciate. Al mattino stavano facendo i titoli nazionali.
Il commento che ne risulta è la roba di Microsoft pubbliche relazioni incubi.
“Nadella raggiunto questo coinvolgimento emotivo offrendo il consiglio più deplorevole e scorretto delle donne sul posto di lavoro dal momento che Joan Holloway ha detto Peggy Olson di indossare qualcosa che ha mostrato le caviglie cari”, scrive Nitasha Tiku sul blog di tecnologia Valleywag, riferendosi al televisore programma di Mad Men, che raffigura la cultura ufficio nel 1960.
Al tempo, Laura Stampler scrive: “Differenziale retributivo di genere si scese Prendete un corso accelerato da Etiquette Academy di CEO di Microsoft Satya Nadella Per Polite signore giovani:?. Sorriso bella e non essere così sconveniente, per chiedere un urto stipendio Dopo tutto , un rilancio è un po ‘come un corteggiatore di sesso maschile, e se si perseguono, si potrebbe semplicemente guidare via “.
Anche se la parte “karma” del discorso di Nadella ha guadagnato più attenzione, Stampler riserva le sue parole più taglienti per “il sistema” che il signor Nadella dice che si prenderà cura delle lavoratrici.
. “Purtroppo, quel sistema che Nadella vuole le donne a mettere tutta la loro cieca fiducia in esse fornisce solo 78 centesimi per dollaro di ciò che gli uomini guadagnano E se guardiamo più da vicino le donne Nadella è stato specificamente rivolgeva, la realtà è piuttosto triste: un divario retributivo tra i sessi esiste ad ogni livello di Stem [scienza, la tecnologia e la matematica] posti di lavoro. Nella Silicon Valley, gli uomini con i gradi del bachelor guadagnano il 40% in più rispetto ai loro omologhi di istruzione femminile, ”

Una donna cammina di fronte a un segno di Microsoft su Washington campus della società.
Secondo Microsoft, solo il 30% dei dipendenti sono donne

Lei continua a dire che alcune aziende tecnologiche hanno anche approfittato del presupposto che le donne sono pagate meno. Racconta la storia del fondatore di start-up Evan Thornley, che ha detto all’inizio di quest’anno che un vantaggio di donne che assumono è che il loro stipendio è ancora “relativamente a buon mercato rispetto a quello che avremmo mai dovuto pagare qualcuno meno bene di un genere diverso” .
Come l’indignazione cresceva, il sig Nadella ha fatto marcia indietro tardo pomeriggio di Giovedi, tweeting : “. Era re inarticolato come le donne dovrebbero chiedere per elevare la nostra industria deve chiudere divario retributivo di genere in modo un rilancio non è necessaria a causa di un pregiudizio.”
Egli ha ribadito l’idea un’ora più tardi in una e-mail ai dipendenti , dicendo che crede che uomini e donne dovrebbero avere parità di retribuzione a parità di lavoro.
“Ho risposto a questa domanda completamente sbagliato”, scrive. “Senza dubbio, appoggio pienamente i programmi di Microsoft e del settore che portano più donne in tecnologia e chiudere il divario di retribuzione. Credo che uomini e donne dovrebbero avere parità di retribuzione a parità di lavoro.”
Che non vola per Nicole Kobie del PC Pro Blog, però. Si ricorda che il sig Nadella, come amministratore delegato di una delle 10 più grandi aziende tecnologiche al mondo, ha una capacità unica nel settore per chiudere il gap – e non è da tweeting su di esso.
“Vuoi chiudere il divario di retribuzione Ecco cosa fare:? Esaminare gli stipendi delle donne e degli uomini a Microsoft in lavori analoghi”, scrive. “Ritiene ci sembrano essere un divario No. Impressionante;? Emettere un comunicato stampa su come sei meravigliosa, ma se c’è un divario di retribuzione Fix it li Pagare di più.?.».
In realtà, pochi giorni prima del discorso, Microsoft ha rilasciato i dati sulla sua diversità personale. Rivista Time Charlotte Alter utilizza quei numeri a dimostrare che a Microsoft, come molte aziende di tecnologia, un divario di retribuzione non è l’unica discrepanza tra uomini e donne.
“La leadership di Microsoft è solo il 17,3% di sesso femminile” , scrive . Allo stesso tempo, “donne costituiscono meno del 30% di tutta l’azienda nel suo complesso.”
Grazie alle osservazioni del suo CEO, Microsoft improvvisamente è diventato il bambino del manifesto per ciò che i critici vedono come un problema più grande di retribuzione disparate nel settore della tecnologia e non solo. Con i riflettori fissato sul gigante informatico, vedremo se ha un buon karma sinistra.
(In Michea Luxen)
CITAZIONI(“Start Quote):

1-Quel sistema che Nadella vuole le donne a mettere tutta la loro cieca fiducia in loro fornisce solo 78 centesimi al dollaro di ciò che guadagnano gli uomini “
magazine Laura Stampler Tempo
2-Appoggio pienamente i programmi di Microsoft e del settore che portano più donne in tecnologia e colmare il divario di retribuzione “
Satya Nadella CEO, Microsoft

http://www.bbc.com/news/blogs-echochambers-29578265
-APPENDICE

10 ottobre 2014 Ultimo aggiornamento alle 08:19 ET
Nadella di Microsoft si dispiace per i commenti salariale delle donne

Satya Nadella, CEO di Microsoft
Il boss di Microsoft, Satya Nadella, ha chiesto scusa per le osservazioni che ha fatto consigliare alle donne di non chiedere un aumento di stipendio, ma di avere “fiducia nel sistema”.In una conferenza per celebrare le donne nella tecnologia, ha suggerito che le donne non chiedono un aumento era “buon karma”.Le osservazioni hanno suscitato indignazione e il sig Nadella ha ora chiesto scusa. In una e-mail al personale , ha detto che ha risposto alla domanda “completamente sbagliato” e “cuore” programmi per colmare il divario di retribuzione supportato.
Alla conferenza, chiamata la Festa Grace Hopper di Donne in Informatica, ha detto: «Non è proprio di chiedere per il rilancio, ma conoscendo e avendo fede che il sistema sarà effettivamente vi darà il diritto solleva come si va avanti.
“Perché questo è un buon karma. Essa tornerà perché qualcuno sta andando a sapere che è il tipo di persona che voglio fidarmi”, ha detto.
‘Inarticolati’L'intervistatore durante l’evento, Maria Klawe, presidente di Harvey Mudd College e direttore di Microsoft, subito in disaccordo con lui. Invece, ha suggerito le donne fanno i compiti sui livelli salariali e poi pratica chiedendo aumenti salariali.
I commenti hanno causato un furore su Twitter e il signor Nadella poi twittato che era “disarticolato” nella sua risposta su come le donne dovrebbero chiedere un aumento di stipendio.
Questo è stato poi seguiti con una e-mail al personale in cui ha detto:. “Maria mi ha chiesto quale consiglio vorrei offrire alle donne che non sono confortevoli per chiedere aumenti salariali ho risposto a questa domanda completamente sbagliato.
“Senza dubbio, appoggio pienamente i programmi di Microsoft e del settore che portano più donne in tecnologia e colmare il divario di retribuzione. Credo che uomini e donne dovrebbero avere parità di retribuzione a parità di lavoro.
“E quando si tratta di consulenza di carriera su come ottenere un rilancio quando pensi che sia meritato, il consiglio di Maria era il consiglio giusto. Se pensi di meritare un rilancio, si deve solo chiedere.”
Indiano di nascita Signor Nadella è diventato amministratore delegato all’inizio di quest’anno, prendendo il posto di Steve Ballmer.
Più su questa storia 
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http://www.bbc.com/news/business-29571754
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REAZIONE:CERTAMENTE QUESTO E’ UN ERRORE DEPLOREVOLE DI NADELLA MA IO NON SONO PER LA DISCRIMINAZIONE POSITIVA DELLE DONNE,NON LI FAREI MAI QUESTO PREGGIO DI TRATTARE LE DONNE COME DIVERSI,DEVONO GUADAGNARSI IL SUO POSTO E STIPENDIO CON LE STESSE REGOLE DEGLI UOMINI.PERO NADELLA NON DEVE TRATTARE LE DONNE MICROSOFT COME QUELLI DELLA INDIA,IL KARMA NON CENTRA.
QUINDI NON CHIEDERO LA SUA DIMISSIONE PER QUESTA GAFFE E FOSSE IO NON MI PREOCUPERI NE MENO DI MANDARE QUELLA MAIL.
ALTRI ERRORI SONO PIU GRAVI E MERITANO UN RIPENSAMENTO DELL’AZIENDA,L’HO GIA SPIEGATO:NO AL DIGITAL VENEZIA.
PER QUESTO SI,VIA L’INDIANO,SIA AMMINISTRATORE DELEGATO QUELLO VOLUTO DALLA FORD.

 -VEDI QUESTO SCRITTO NELLA PUBBLICAZIONE ORIGINALE SUL MIO BLOG DEI FATTI INTERNI:
http://dottgiuseppeciancimino.bloog.it/faitesi-nternes-1c...
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27 OTTOBRE 2014:ATTUALIZAZIONE

12 OTTOBRE 2014:NIENTE TRATTATO COMMERCIALE EUROPA-USA

11 ottobre 2014 Ultimo aggiornamento alle 13:34 ET
Le preoccupazioni aumentano su negoziati commerciali USA-UE
Per Andrew Walker BBC World Service Economics corrispondente

Attivisti protestano contro il TTIP e CETA a Berlino il 11 Ottobre 2014
I manifestanti sono scesi in piazza a Berlino il Sabato

Ci sono preoccupazioni piu crescenti in Europa per i negoziati volti a liberalizzare gli scambi con gli Stati Uniti.
Il progetto, il Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership(Trans-Atlantici Scambi e Partenariato per gli Investimenti), o TTIP, si propone di eliminare una vasta gamma di ostacoli al commercio bilaterale.
Manifestazioni si svolgevano in tutta Europa il Sabato, con un gran numero di eventi in Germania, Francia, Spagna e Italia,
In Gran Bretagna, gli eventi sono stati pianificati in almeno 15 città e cittadine.
Un attivista coinvolti nella pianificazione della giornata di azione, ha detto che si aspettava almeno 400 azioni locali in circa 24 paesi europei.
L’UE e gli Stati Uniti hanno lanciato i negoziati lo scorso anno e l’obiettivo è quello di stimolare di più il commercio e gli investimenti e, nel processo,produzione di una maggiore crescita economica e occupazione.
Esso ha dimostrato di essere estremamente controverso.
Sicurezza alimentare
Un obiettivo dei negoziati è quello di ridurre i costi per le imprese de il rispetto delle normative. Una ditta in, diciamo Europa, che vuole esportare negli Stati Uniti spesso deve rispettare due serie di regole.
I critici dicono che il risultato di questo sarebbe l’abbassamento del livello di protezione per i lavoratori, i consumatori e l’ambiente. La sicurezza alimentare è una particolare preoccupazione tra gli oppositori europei dei negoziati.

La gente protesta contro l'accordo transatlantico di libero scambio (TAFTA) nella città francese sud-ovest di Narbonne 11 ottobre.
La gente nella città francese di Narbonne si unirono alle proteste
Un manifestante in possesso di un banner in piazza del Parlamento a Londra il 11 Ottobre 2014
I manifestanti nel Regno Unito sono preoccupati per l’impatto sul Servizio Sanitario Nazionale

Nell’UE gli attivisti dicono che i consumatori potrebbero trovarsi di fronte a cibo più geneticamente modificati,manzo e carne di pollo trattatii con ormoni è sciacquato con il cloro.
Un’altra grande preoccupazione è le disposizioni in discussione per consentire agli investitori stranieri ,per esempio le imprese americane che investono nella UE,di citare in giudizio un governo ospitante in alcune circostanze se sono colpiti da un cambiamento nella politica.
Questo si è rivelato essere così controverso che la Commissione europea ha deciso di tenere una consultazione pubblica . Ci sono state 150.000 risposte che la Commissione sta ancora analizzando.
La conduzione dei negoziati è anche controversa. Gli attivisti dicono che sono segreti e antidemocratici. Essi contestano inoltre pretese sostenuti nel TTIP ‘circa i vantaggi economici.
La Commissione europea respinge queste critiche . Si insiste sul fatto che gli standard saranno mantenuti e che i negoziati sono responsabili e trasparenti.

Pannelli solari
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Analisi: Roger Harrabin,Analista Ambientale
Il governo britannico ha convocato una riunione con i gruppi ambientalisti il ​​Lunedi per sedare la loro opposizione al TTIP.
I gruppi sono preoccupati perche il piano avrebbe consentito all’industria Americana troppa influenza sulla definizione di norme per migliorare l’efficienza delle merci.
Gli ambientalisti sono anche disturbati dai piani per una procedura di risoluzione delle controversie. Dicono che potrebbe essere utilizzato da multinazionali per bloccare movimenti per la tutela dell’ambiente.
La riunione di governo,al Foreign Office,è stata chiamata dal ministro dei cambiamenti climatici Ambra Rudd.
Lei dirà che la rimozione delle barriere commerciali per i beni e servizi verdi, come i pannelli solari, andrà a vantaggio dell’ambiente, aiutando a ridurre i costi e favorire l’innovazione. Lei dice che non vede l’ora di sentire le opinioni dei gruppi.
Tom Burke dal corpo dell’organizzazione ambientale e3g dirà a lei che l’accordo sarà inaccettabile a meno che non garantisce che i più alti standard possibili si applicherebbero sempre.

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‘Irreversibile sell-off’(ndr:vendita)
In Gran Bretagna, esiste una preoccupazione specifica tra gli attivisti circa il possibile impatto sul Servizio Sanitario Nazionale (NHS). Essi temono che se un governo vuole invertire qualsiasi appalto di servizi sanitari fatte da un’amministrazione precedente, potrebbe essere costoso  perché, dicono,che tutte le aziende americane che perdono affari come risultato potrebbero citare in giudizio, per l’utilizzo di tali disposizioni controverse per gli investitori stranieri .
Alcuni attivisti ritengono addirittura che TTIP potrebbe costringere i governi a privatizzare alcuni servizi sanitari.
Il sindacato Unite vuole la salute esplicitamente esclusa da qualsiasi accordo TTIP. iL Segretario Generale del Sindicato Gail Cartmail ha recentemente dichiarato: “E ‘chiaro che questo governo ha pensato di poter fare questo accordo in segreto, un accordo che significherebbe l’irreversibile svendita dei nostri NHS in America.”
Ma il ministro della Salute Earl Howe dice che non sarebbe nell’interesse delle imprese farmaceutiche britanniche escludere la salute dalle trattative in quanto attualmente stanno affrontando barriere commerciali negli Stati Uniti.
Anche in questo caso, la Commissione europea dice che le preoccupazioni sono fuori luogo, affermando che TTIP “non potrebbe avere alcun impatto sul diritto sovrano del Regno Unito di apportare modifiche al NHS.”
Più su questa storia:ARTICOLI CORRELATI
*UE rivela gol in USA negoziati commerciali,9 ott 2014, EUROPE

*Negoziati commerciali ‘dovrebbero includere la salute’,13 settembre 2014, SALUTE

*I sindacati si oppongono US accordo commerciale con l’UE,10 set 2014, BUSINESShttp://www.bbc.com/news/business-29572475
REAZIONE:LA NUOVA ERA NON SOSTIENE QUESTO ACCORDO E LE MASSE MI DANNO RAGIONE.IL MOTIVO L’HO GIA SPIEGATO:LA COOPERAZIONE EUROPA-USA,SOPRATUTTO IN MATERIA DI TELECOMUNICAZIONI,ESSITE GIA E QUESTA E’ SOLO UNA MANOVRA DELL’AMMINISTRAZIONE OBAMA A SCOPO DI CONTRASTARE LA CORELAZIONE DI MERCATI DOVE VIENE ACETTATA LA VISIONE DEL MONDO DELLA NUOVA ERA.
DIVERSA E’ LA SITUAZIONE COL CANADA CON QUI SI E’ STATO FATTO UN’ACCORDO COMMERCIALE GIA,ED E’ AVANGUARDIA IN MATERIA DI DIFUSSIONE DELLA NUOVA ERA.
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-APPENDICE SU LE MONDE:Économie mondiale
La galaxie hétéroclite des anti-TTIP
LE MONDE ECONOMIE | 11.10.2014 à 10h18 ,Mis à jour le 11.10.2014 à 17h29 | Par Cécile Ducourtieux (Bruxelles, bureau européen)

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Des opposants aux traités de libre-échange   manifestent contre les poulets au chlore, à Munich, le 1er octobre.Qu’avaient en commun, samedi 11 octobre, les distributeurs de tracts des marchés de Manosque, de Rome et d’Athènes ? Ceux qui battaient le pavé entre Stalingrad et la place de la République, à Paris ? Qui se sont rassemblés dans les rues d’Heidelberg (Allemagne), de Ljubljana (Slovénie), ou de Maastricht (Pays-Bas) ? Qui ont palabré pendant des heures à la Tricoterie, haut lieu de la culture alternative bruxelloise ?

Ces citoyens ordinaires, ces élus, ces membres d’organisations non gouvernementales, sont des anti-TTIP convaincus, des anti-CETA, voire des anti-ISDS. Pour ceux qui ignorent encore ces sigles, ils désignent, pour les deux premiers, des traités de libre-échange négociés par la Commission européenne. Avec les Etats-Unis, depuis juin 2013 dans le cas du TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), et le Canada, pour ce qui est du CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), dont la négociation s’est achevée fin septembre. L’« ISDS » (Investor State Dispute Settlement), prévu par les TTIP et CETA, permet aux entreprises de saisir des tribunaux d’arbitrage pour se protéger d’un Etat qui mettrait en péril leurs investissements.
A l’initiative de la mobilisation du 11 octobre : des collectifs citoyens actifs sur les réseaux sociaux, comme D19-20 et AlterSummit en Belgique ou #noTTIP au Royaume-Uni. Ils se sont constitués pour la plupart fin 2013, quand la Commission européenne a reçu un mandat pour négocier le TTIP des chefs d’Etat et de gouvernement des 28 pays de l’Union. Attac, les partis de la gauche radicale et les Verts ont suivi. Presque tout ce que l’Europe compte de mouvements anticapitalistes et écologistes milite aujourd’hui contre ces négociations avec Washington.
L’opposition au traité de libre-échange entre l’Europe et les Etats-Unis a animé la campagne des élections européennes en mai. Le TTIP a été en partie récupéré par l’extrême droite. Significatif : Marine Le Pen a choisi, une fois réélue au Parlement de Strasbourg, de participer à la commission du commerce international INTA.« Avant, les gens ne se bousculaient pas pour venir. Mais le TTIP est devenu un thème grand public » relève l’eurodéputée conservatrice Tokia Saïfi, vice-présidente de cette commission.
Que dénoncent les anti-TTIP/CETA/ISDS ? D’abord, la nature inédite de ces négociations de libre-échange. De fait, le but du traité transatlantique – c’est aussi le cas pour le CETA, considéré comme son « petit frère » – est moins d’abaisser des droits de douane entre les Etats-Unis et l’Europe (ils ne sont plus très élevés) que d’harmoniser les réglementations des deux côtés de l’Atlantique, dans un très grand nombre de secteurs. A l’exception notable de la culture, exclue des négociations à la suite d’un lobbying intense de la France.
UN GIGANTESQUE TRAVAIL DE MISE EN COHÉRENCE DES STANDARDS
Il s’agit d’un gigantesque travail de mise en cohérence des standards, pour former une sorte de marché commun de près de 800 millions d’individus. Il faudra ainsi définir des « crash tests » similaires dans le secteur automobile, aboutir aux mêmes exigences de contrôle qualité dans la fabrication des plats cuisinés, etc. Beaucoup d’opposants à ce grand dessein, croyant savoir que les standards américains sont plus bas que les européens, crient au nivellement par le bas. Certains, comme Olivier Malay, étudiant en sciences économiques à l’Université catholique de Louvain, redoutent même « une privatisation des services publics, comme l’enseignement ».
Les « anti » dénoncent aussi le manque de transparence des discussions. Ils ont longuement réclamé la publication du mandat de la Commission, avant que le Conseil européen annonce, jeudi, que les 28 Etats membres avaient enfin donné leur assentiment. Ne pas déclassifier ce document n’avait en réalité plus guère de sens : cela fait des mois que son contenu « fuite » sur le Web. La légitimité des négociateurs est aussi questionnée. « Notre sort est confié à des fonctionnaires qui n’ont pas été élus démocratiquement, alors qu’ils vont s’attaquer à des normes sociales et environnementales adoptées par desEtats souverains ! », s’emporte le syndicaliste Bruno Poncelet, éditeur du site No-transat.be.
L’ISDS AGIT AUSSI COMME UN REPOUSSOIR
L’intérêt pour les entreprises serait évident – les milieux d’affaires sont, il est vrai, globalement favorables aux TTIP et CETA. Standardiser les processus de fabrication, de mise sur le marché, etc., leur permettra de réaliser des économies substantielles. Mais quid de l’avantage pour les citoyens, demandent les « anti » ? Ils contestent les rares chiffres avancés par Bruxelles – un gain de 119 milliards d’euros par an pour l’Union – et estiment que le jeu n’en vaut pas la chandelle. « L’historique des traités de libre-échange le prouve, on est loin du compte en termes de création d’emplois, c’est plutôt la course au moins-disant social », affirme ainsi Nabil Sheikh Hassan, de la plate-forme belge D19/20.
L’ISDS agit aussi comme un repoussoir. Ses détracteurs en contestent la nécessité : s’il y a contentieux, les entreprises n’ont qu’a saisir la justice ordinaire des pays. Raoul-Marc Jennar, ex-homme politique belge très actif dans les milieux anticapitalistes, dénonce « une remise en cause aberrante de l’Etat de droit ». Il a lancé une initiative originale : les communes qui se déclarent symboliquement « hors TTIP ». Dans l’Hexagone, elles sont plus de 70 à avoir voté ce type de résolution (Florac, Aubenas, Besançon, Montreuil…). « Le but est de pousser la France à sortir des négociations. C’est ce qu’avait fait Lionel Jospin, en 1998, quand il a laissé tomber les négociations sur l’accord multilatéral sur l’investissement », rappelle M.Jennar.
La mobilisation « anti » a surpris à la puissante DG Trade, la direction générale chargée du commerce à la Commission. Les experts européens, libre-échangistes convaincus pour la plupart, ont eu du mal à comprendre les inquiétudes qui s’expriment. Ils pointent du doigt la récupération par les partis populistes. Et se défendent d’avoir fait des erreurs. « Le commissaire au commerce, Karel De Gucht, n’a peut-être pas mis les formes, mais il a respecté le mandat des Etats membres » selonun officiel européen. « On n’a jamais été autant transparents qu’avec ce traité ! Le Parlement européen est tenu au courant de toutes les étapes de la négociation. Faire plus, c’est difficile : les Américains, en face, ne le toléreraient pas », expliqueune autre source bruxelloise.
« IL S’AGIT DE FAIRE CONVERGER, DEUX SYSTÈMES DE PRÉCAUTION »
La Commission répète sur tous les tons qu’il n’est pas question d’ouvrir les frontières au poulet chloré, aux OGM et autre bœuf aux hormones américains. Ni de toucher aux services publics. Las, elle semble inaudible, les opposants au traité continuant inlassablement à mettre en avant ces supposés dangers. « L’erreur initiale, c’est qu’au lieu d’expliquer qu’on a affaire à un traité d’un genre nouveau, on a continué à parler de négociations classiques. Alors qu’il s’agit rien de moins que de rapprocher, de faire converger, deux systèmes de précaution »,estime Pascal Lamy, ex-directeur général de l’Organisation mondiale du commerce.
A ce stade,« le TTIP est mal barré », estiment plusieurs sources. De fait, pour être validé, il devra obtenir le feu vert du Parlement européen, où il a, aujourd’hui, nombre d’opposants, y compris chez les conservateurs. Ils redoutent que l’Europe pèche par naïveté et ouvre trop grand ses frontières aux Américains, sans avoir négocié la réciproque.
Pour la Commission, le TTIP et le CETA avant lui restent une priorité : ces traités doivent aider à relancer la croissance sur le Vieux Continent. C’est donc pour sauver ces traités que les patrons de la DG Trade et le commissaire De Gucht multiplient les conférences partout en Europe. « Mais leurs moyens de communication sont limités, il faudrait que les pays membres prennent le relais », regrette une source européenne. « Angela Merkel est très en faveur du TTIP, c’est elle qui a poussé pour l’entrée en négociation, mais le sujet est devenu si sensible que la classe politique allemande est très embêtée », assure une autre source bruxelloise.
Comment faire, alors, pour repartir de zéro avec l’opinion publique ? « Il faut donner un sens aux discussions, expliquer que c’est un processus long, au cours duquel on fera de la convergence réglementaire, en étant le plus transparent possible. Et il faudrait affirmer que là où les procédures sont différentes, on n’y touche pas, ou on s’aligne sur celle qui est la plus protectrice », conseille M. Lamy. Pour les plus pessimistes, à Bruxelles, le TTIP ne sera sauvé que si la Commission accepte de faire une croix sur l’ISDS. Et si la Suédoise Cecilia Malmström, la remplaçante de M. De Gucht, qui doit prendre son poste d’ici à la fin de cette année, arrive à renverser la vapeur. Elle a un peu raté son entrée en matière, lors de son audition devant le Parlement européen fin septembre, en se contredisant sur l’ISDS : après avoir dit le vendredi qu’elle ne le soutenait pas, elle a affirmé le contraire le lundi suivant…
Cécile Ducourtieux (Bruxelles, bureau européen)
Journaliste au Monde
http://www.lemonde.fr/economie-mondiale/article/2014/10/11/la-galaxie-heteroclite-des-anti-ttip_4504604_1656941.html
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REAZIONE:RIBADISCO LA MIA ASSOLUTA OPPOSIZIONE A QUESTO TRATTATO.
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 -VEDI QUESTO SCRITTO NELLA PUBBLICAZIONE ORIGINALE SUL MIO BLOG DEI FATTI INTERNI:
http://dottgiuseppeciancimino.bloog.it/faitesi-nternes-1c...
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giovedì 30 ottobre 2014

NOKIA,MICROSOFT E "MICROSOFT LUMIA","RIVOLUZIONE SECOND HAND"

 
30 OTTOBRE 2014:NOKIA,MICROSOFT E "MICROSOFT LUMIA","RIVOLUZIONE SECOND HAND"

-SU LA STAMPA:

 
 
economia
 
Microsoft pensiona i cellulari col marchio Nokia
La rivoluzione dell’ad Satya Nadella lascia l’amaro in bocca ai vecchi clienti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
REUTERS
Un cellulare prodotto da Nokia
 
23/10/2014
 
Addio a Nokia e Windows Phone. Microsoft dà il via alla rivoluzione dei suoi cellulari, sostituendo lo storico marchio finlandese: gli smartphone si chiameranno infatti Microsoft Lumia e non più Nokia Lumia com’erano conosciuti fino a poco tempo fa. Il colosso di Redmond nei mesi scorsi aveva lasciato intravedere cambi all’orizzonte e ora li rende ufficiali. Il nuovo corso si aprirà dalla Francia, il primo Paese che inizierà a usare Microsoft Lumia anche per gli account Facebook e Twitter. Poi seguiranno tutti gli altri Paesi. La rivoluzione non segnerà però la fine di Nokia, che continuerà a esistere come società separata senza piu le attività di smartphone e concentrata sulle mappe e l’infrastruttura delle reti.

L’operazione di Microsoft, con l’addio alla scritta Nokia, si inserisce nel cambio di rotta impresso dall’amministratore delegato, Satya Nadella, che ha annunciato di recente un forte taglio dei posti lavoro, meno 18.000 unità di cui 12.500 proprio in Nokia. Per Microsoft il cambio di nome rappresenta - secondo alcuni osservatori - una scommessa: Nokia è infatti un nome popolare, soprattutto nei mercati emergenti, e vanta un elevato livello di fedeltà fra i suoi clienti. 

http://www.lastampa.it/2014/10/23/economia/microsoft-manda-in-pensione-i-cellulari-col-marchio-nokia-zErJSjYT7L3YHRg3Sg15MO/pagina.html;jsessionid=F60D67CD7D4731EA87B8BE9FF79D3B48

REAZIONE:RIVOLUZIONE?FORSE PRETENDE ESSERLA,MA CASO MAI POLITICA E NON TECNOLOGICA E TANTO MENO NUOVA ERA.VI SPIEGO:WINDOWS PHONE NON E' NESSUNA CREAZIONE RIVOLUZIONARIA DI MICROSOFT PERCHE E' SOLO STATO IL SEGNO DI UN FALLIMENTO,IL FALLIMENTO DELLA POLITICA INNOVATIVA DI MICROSOFT A MANO DELLA NUOVA ERA VANGUARDATA DA GOOGLE CHE AVEVA ACCOLTO I MIEI CONCETITI SCIENTIFICI:INFATTI WINDOWS PHONE FU LA RISPOSTA DI "SECOND HAND" ALLA CREAZIONE E LANCIO NEL MERCATO DI NEXUS ONE,IL PRIMO SMARTPHONE CON IL SISTEMA OPERATIVO PER MOBILI, L'ANDROID.ERA IL PRIMO TELEFONO MOBILE CHE CREAVA MICROSOFT  ED E' STATA "LA SVOLTA DEL FALLIMENTO" POICHE FINO ADESSO SOLO OPERAVA CON LA VECCHIA INTERNET SUL PC FISSO.MICROSOFT ERA IL CONIGLIO CHE CORREVA DIETRO LA CAROTTA DI GOOGLE.(1)DI NOKIA LUMIA COSA DEVO DIRVI?NOKIA PRETENDEVA ESSERE L'INVENTORE DEL CELLULARE E CAPEGGIARE UNA SFIDA EUROPEA AGLI STATI UNITI E PER L'APPUNTO CONTRO GOOGLE:TUTTE BUGGIE,E COME SI HA DIMOSTRATO NOKIA NON AVEVA INVENTATO  UN BEL NIENTE E FINALMENTE ASSORVITA DA MICROSOFT SCOMPARSI.PERO MICROSOFT O PIU TOSTO BILL GATE HA CEDUTO A DELLE PRESSIONI ERRONEE E HA DECISO "IMPRESTARLI" IL COGNOME "LUMIA" AL VECCHIO NOKIA,PER CUI LO MANTIENE IN VITA.IMPRESTITO CHE AVVIENE ALLO STESSO TEMPO CHE TRAMITE IL DIGITAL VENEZIA FA UNA ALLENAZA EUROPEA CON IL GOVERNO GOLPISTA DI RENZI,E TRAMITE L'ASEM CON LA CINA COMIUNISTA,E IL TUTTO PER CONTRARSTARE IL TANDEM GOOGLE-FRANCIA-CANADA E IL TANDEM UNIONE EUROPEA-CANADA.INSOMMA COME VEDETE E' UNA RIVOLUZIONE DI "SECOND HAND" CASO MAI LO FOSSE,E' UNA RIVOLUZIONE POLITICA "TOUT COURT" E NON TECNOLOGICA NE SCIENTIFICA(LO AMMETTE IL CINESE ALLA RIUNIONE DELL'ASEM),O PER DIRLA PIU CHIARA E' UNA PRETESA RIVOLUZIONE CATO-COMUNISTA TRAMITE IL CHIERICHETTO GOLPISTA RENZI E L'ASEM CON CINA COMUNISTA.
INVITO VIVAMENTE AI CONSUMATORI E SIMPATIZZANTI NUOVA ERA A EVITARE L'AQUISTO DI QUESTO "PRESTANOME" "MICROSOFT LUMIA" E COMBATTERE LA RIVOLUZIONE CATO-COMUNISTA RENZI-MICROSFT-CINA,QUELLA PARTE DELLA CINA CHE VITTIMA DI CONTRADIZIONI INTERNE DOPO L'ULTIMO CONGRESSO ALBERGA IN SE IL SEME DELLA "CONTRORIVOLUZIONE" TRANSFORMISTA ANTI NUOVA ERA VOLENDO ANNIENTARE LE LIBERALIZAZZIONI E RIFORME FIN QUI FATTE.LO STESSO CHE AVEVA FATTO PUTIN CON DIMITRIV MEDVEDIEV,KIEV CON UKRANIA,CAMERON CON NICK CLEIGH,BERLUSCONI CON BERSANI,NIETNYAUCON TUPZI LEAVNI,LA MERCKELCONTRO LA NUOVA GROSSE KOALITION E OBAMA CON IL DIPARTIMENTO DI STATO.
 
 
 
PER CAPIRE LA CADUTA DI NOKIA CLICCA CUA:
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1 FEBRAIO 2016:ATTUALIZAZIONE

11 GENNAIO 2016:VITTORIA
-SU LA REPUBBLICA:

Dopo Nokia, si dissolve anche lo storico marchio Motorola

Entro l’anno una parte del suo nome – Moto – sarà solo quello della linea di fascia alta dei dispositivi Lenovo, colosso cinese proprietario del marchio. Eppure nel ’73 aveva creato il primo cellulare portatile
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08 gennaio 2016
Dopo Nokia, si dissolve anche lo storico marchio Motorola
Motorola StarTac 
SEMBRA un secolo fa ma è passato poco più di una decina di anni da quando Nokia e Motorola dominavano nel settore del cellulari. Adesso il primo di questi due storici marchi della telefonia mobile, Nokia, non esiste più almeno così com’era prima. La divisione mobile dell’azienda finlandese è stata acquistata e poi “mangiata” da Microsoft, mentre Motorola – forte soprattutto negli Stati Uniti – sta vivendo una fine più un po’ più articolata e alla fine del suo nome sopravviverà almeno il prefisso. Lenovo, che due anni fa comprò il marchio da Google, ha preso la sua decisione: entro la fine del 2016 sui dispositivi non comparirà più la dicitura Motorola ma solo “Moto”. Un passaggio non da poco. Chi non ricorda il mitico Star Tac, il primo cellulare a conchiglia della storia, o il sottilissimo e stiloso Razr? Non erano solo dei telefoni, ma anche status symbol. Che hanno vissuto la loro stagione di gloria prima di lasciare il campo all’invasione degli smartphone.
Motorola si spegne: addio ai cellulari che hanno fatto la storia
Navigazione per la galleria fotografica,1 di 9
“Il marchio Motorola sarà eliminato gradualmente e ci focalizzeremo su Moto”, ha spiegato Rick Osterloh, Chief Operating Officer di Lenovo, durante un intervento al Ces, la più grande fiera dell’elettronica che si tiene in questi giorni a Las Vegas. Il manager ha spiegato che l’azienda sta unificando i suoi business relativi alla telefonia, raggruppandoli sotto l’unico marchio Lenovo. Nasceranno quindi due linee: ‘Moto’ destinata ai prodotti di fascia alta e ‘Vibe’ per quelli di fascia medio-bassa.
Motorola ha una storia lunga e gloriosa. Nata negli Stati Uniti negli anni Trenta, l’azienda inizialmente realizzava apparecchi radio. Poi dette un grosso impulso al settore dei computer producendo micro-processori anche per Apple e Olivetti. Ma la popolarità la deve ai telefonini, avendo di fatto creato il primo cellulare portatile. Che venne realizzato nel 1973 dall’ingegnere americano Martin Cooper. Non era esattamente un telefonino visto che era grande quasi come una scatola di scarpe. Si chiamava DynaTac. Ai ‘brick phone’, grandi come dei mattoni, seguirono poi altri modelli più piccoli e leggeri come il MicroTac e lo StarTac, molto diffusi tra gli anni Ottanta e Novanta. “Hello, Moto”, a un certo punto era la suoneria che si sentiva riecheggiare ovunque.
Poi, dopo tanti successi, la discesa. A gennaio 2011 Motorola Inc. è stata divisa in due società distinte, Motorola Solutions e Motorola Mobility. Quest’ultima è stata venduta a Google pochi mesi dopo per la cifra di 12,5 miliardi di dollari. A sua volta il colosso del web l’ha ceduta a Lenovo nel 2014 per 2,9 miliardi di dollari. Lenovo, il primo produttore di pc al mondo, a novembre ha registrato le prime perdite in sei anni. A influire sui conti, secondo gli analisti, hanno pesato il forte calo del mercato dei computer e anche l’acquisizione di Motorola. Da qui, forse, la decisione di rimodulare la sua strategia in ambito “mobile”.
http://www.repubblica.it/tecnologia/mobile/2016/01/08/news/addio_motorola-130851183/?ref=HRLV-9
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REAZIONE:VITTORIA PER 3:
1-PER NOKIA
2-PER MOTOROLA
3-PER LA QUASI DEFINITIVA SCOMPARSA DEI PC.DOMINA IL MOBILE.
TUTTO QUESTO DIMOSTRA CHE L’OPINIONE DELLA NUOVA ERA CONTA.E COME.E ANCHE CHE QUESTA DOMINA LE TELECOMUNICAZIONI,E NON SOLO,EGEMONICAMENETE GLOBALMENTE. ED E’ INARRESTABILE ,INCONTESTABILE.
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EPILOGO:MA LA STORIA NON LA SCRIVONO I PERDENTI.LE BUGGIE NON PASSANO.
E IO DOVREI AMMETERE CHE LA CINA IN UN CERTO SENSO SI HA RIVINDICATO.FORSE LE MIE PAROLE NON HANNO CADUTO IN SACCO VUOTO E L'ASEM SI HA ANCHE SGRETOLATO.BENE L'ALLEANZA CON GOOGLE,BENE "MOTO",LA CINA NON HA FATTO LO STESSO ERRORE DI MICROSOFT,MOTO ANCH SE SEMBRA MANTENERE IN VITA IL VECCHIO MARCHIO NON E' COSI, NON EVOCA MOTOROLA MA LA "CITTA DEI MOTORI",MANDELLO LARIO E LE SUE MOTO.VEDI CUA:
http://dottgiuseppeciancimino.bloog.it/elezioni-italianel...
 

09:30 Écrit par DOTT. GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI | Lien permanent | |  del.icio.us |

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