25/09/2014

Impact public de mon travail écrit:mises à jour(Continuation 114)

giovedì 25 settembre 2014

NUOVA ERA E RETE:ATTUALIZAZZIONE

 
A-INFORMO SULLO STATO DELLA RETE

DUE PUBBLICAZIONI IMPORTAT DAL MIO BLOG DEI "FATTI INTERNI":

SU THE TELEGRAPH


Scozia ottiene il proprio dominio web

Le persone che vivono in Scozia, o che hanno un’affinità per la Scozia, saranno in grado di rivendicare la propria parte scozzese di internet da oggi


Scozia potrebbe aver votato ‘No’ per l’indipendenza, ma puo comunque ottenere la propria patria sul web Foto: PA
Di Sophie Curtis
12:01 BST 23 settembre 2014
Commenti 10 Comments
 
Scozia potrebbe aver votato ‘No’ per l’indipendenza, ma puo ancora ottenere la propria patria sul web, con il lancio del dominio .scot alle 2 del pomeriggio di oggi.
Il nuovo dominio darà a privati ​​e aziende scozzesi la possibilità di possedere la propria piccola parte di Internet. Inoltre mette la Scozia alla pari con il Galles, Londra, Berlino e New York avendo un dominio proprio, invece di dover firmare .com, co.uk o .uk.
C’è stato un notevole interesse per il dominio in quanto i dettagli e il calendario di disponibilità sono stati annunciati nel mese di luglio. Sì Scozia, meglio insieme , NHS Scozia e il governo scozzese sono stati tra i primi a registrare i propri marchi.
Tuttavia, oggi vede il dominio aperto al mondo.I prezzi per i domini dipende dalla vendita dei registri, ma il prezzo medio previsto è di circa £ 20 a £ 25 per una registrazione di un anno.
Commentando il lancio, Gavin McCutcheon, direttore del Dot Scot Registrar, ha detto che anche se il recente dibattito referendario ha aiutato, .scot trascende la politica e la prova di ciò è nei migliaia di persone che hanno firmato.
“Abbiamo visto un forte interesse da molti settori,è non solo per le imprese internazionali e locali ,si tratta di individuali anche, sto sentendo un sacco di persone che sono sempre coinvolti, che lega con la filosofia del web per tutti , “ha detto.
«Questo non vuol dire che il Indyref non ha aiutato. Persone su entrambi i lati stanno ora per eprimere la propria identità scozzese di più e penso che sarà davvero emozionante di vedere ciò che sara registrato domani e poi su quali websiti andare a vivere in fretta.”
Il Segretario Finanza John Swinney ha aggiunto che i nomi di dominio .scot daranno alle persone in patria e all’estero la possibilità di esprimere la propria identità o affinità scozzese in linea.
“Sono anche ansioso che www.gov.scot sia adottato nei prossimi mesi come l’indirizzo Web primario per il governo scozzese,” ha detto.
Un recente studio commissionato da Fasthosts ha rilevato che i consumatori britannici sono pronti ad adottare i nuovi nomi di dominio in fase di lancio, con il 58 per cento degli intervistati dicendo che avrebbero sostenuto l’identità regionale on-line all’interno delle isole britanniche.
Alcune delle più forti domande sono venuti dalla Scozia, con il 71 per cento dei consumatori scozzesi ammettendo che sarebbero più propensi ad acquistare da una società che ha utilizzato un indirizzo web .scot.
Alcune organizzazioni stanno già vedendo i benefici di un dominio .scot.
Scout Scozia erano tra le organizzazioni scelti i anticipo come Pionieri per il dominio a luglio.
“Online è dove molte persone ottengono le loro informazioni su Scouts anche se siamo un’organizzazione giovanile di successo globale.Scouting esiste nelle comunità locali di tutta la Scozia”, ​​ha detto Graham Haddock, commissario capo scout per la Scozia.
“Come tale, essa aveva un senso completo per gli scout in Scozia ad avere una forte presenza e l’identità tramite www.scouts.scot.”
Il Dot Scot Registry è una società non-profit, con eventuali eccedenze sollevati dalla vendita di nomi .scot progettate per essere aperti nella formazione di competenze digitali nei prossimi anni.
Gli individui e le organizzazioni che possono beneficiare di applicare i domini .scot sono coloro che vivono o haanno sede in Scozia, e quelli con una connessione, o affinità, in Scozia.
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http://www.telegraph.co.uk/technology/news/11115314/Scotland-gets-its-own-web-domain.html
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REAZIONE:DAL PUNTO DI VISTA DELLA DIFUSSIONE DELL’OPERA E DELLA NUOVA ERA SU INTERNET QUESTO EQUIVALE ALL’INDIPENDENZA SCOZZESE.LE CONSEGUENZE PRATICHE SARANNO: OGGI CHI VUOLE LEGGERE L’ULTIMA VERSIONE DELLE MIE OPERE SCRITTE DEVE RIVOLGERSI O ALLA BIBLIOTECA DELL’OSPEDALE BRITTANICO DI MONTEVIDEO-URUGUAY-SUDAMERICA DOVE SI TROVA UNA VERSIONE FOTOCOPIATA DEI LIBRI, O DIRETTAMENTE SUL WEB VIA INTERNET.COSI LE COSE INTERNET HA “LA META VIRTUALE” DELLA PROVA MATERIALE DELL’OPERA(DICIAMOLO COSI),E QUESTA “META VIRTUALE” SAREBBE,PER QUANTO RIGUARDA ALLA PROVA MATERIALE, SOTTO LA RESPONSABILITA DI OGNI PAESE E LE SUE LEGGI DOPO CHE L’AMMINISTRAZIONE OBAMA HA DOVUTO CONCEDERE I DOMINI WEB AD OGNI SINGOLO PAESE.PER QUANTO RIGUARDA ALLA GRAN BRETAGNA DA QUESTO MOMENTO IN POI DOVRA CONDIVIDERE QUESTA SUA INFLUENZA(CHE IN PRATTICA E’ DOMINATE SUL WEB GLOBALE PER L’AZIONE CONGIUNTA DI OBAMA E CAMERON)CON LA SCOZIA.NON E’ COSA DA POCO:TRE PARTI SIGNORI,OBAMA-CAMERON E…. LA SCOZIA.COSI SUL WEB.
PRESTO APRIRO UN BLOG ONLINE NELLA SCOZIA:PER CHI NON HA OTTENUTO LA PATRIA SCOZESE COL VOTO FORSE NON LI SERVIRA DI CONFORTO,MA PER UNO COME ME CHE SCOZESE NON E’ ACCEDERE AD UNA “PATRIA DIFFUSORA” DI QUESTA PORTATA IN GRAN BRETAGNA E’ DA VERO MIRACOLOSO.(E SARA ANCORA UN VERO DOLORE DI TESTA PER I NEOLIBERALI DEL REGNO UNITO.ANCHE LEI NON CI CREDA)
PER QUANTO RIGUARDA AI COSIDETTI “DIRITTI DI AUTORE” NON HANNO ALCUN VALORE,LO HA INVECE LA PROTEZIONE DELLA “PROPIETA INTELLETUALE”.

-APPENDICE:IL GIORNO DOPO

IL GIORNO DOPO A QUESTI DUE SCRITTI,IL GIORNALE ITALIANO “LA REPUBBLICA” HA PUBBLICATO QUESTO ARTICOLO:

E adesso l’America ha paura di perdere l’egemonia sul web


Il potere di internet scivola verso l’Asia, come dimostra l’euforia di Wall Street per il collocamento boom di Alibaba,di FEDERICO RAMPINI  E adesso l'America ha paura di perdere l'egemonia sul web Jack Ma, presidente di Alibaba.

NEW YORK – La sfida per la leadership globale della Silicon Valley viene presa sul serio. L’euforìa di Wall Street per il collocamento-boom di Alibaba lascia il posto a un interrogativo geostrategico: quanto durerà l’egemonia americana sulla Rete? Cinesi, indiani, giapponesi, sudcoreani, insieme già rappresentano “l’altra metà del cyber-universo”. Di colpo l’America viene colta da un dubbio: siamo davanti a un bis della “sindrome Toyota”? Erano gli anni Settanta, e con la prima crisi energetica le auto made in Japan si affacciarono sul mercato Usa. La loro minaccia fu sottovalutata, perfino schernita. Piccole, bruttine, scomode (ma consumavano metà benzina), divennero lo zimbello dei capi di Detroit. Mal gliene incolse. Ci sono voluti tre decenni, è vero, ma all’inizio del terzo millennio Toyota toglieva a General Motors il primato mondiale nella produzione di auto. In quanto al primato su qualità, affidabilità, innovazione, modernità dei sistemi di produzione (il toyotismo invece del fordismo), era già finito a Oriente da anni.
Oggi i numeri della nuova sfida li ricorda il Wall Street Journal, lanciando l’allarme sugli “equilibri di potere di Internet che scivolano verso l’Asia”. Dopo il collocamento in Borsa di Alibaba, ben quattro su dieci delle maggiori aziende digitali sono in Asia (se si guarda al valore della capitalizzazione azionaria). Oltre al colosso cinese del commercio online ci sono altri tre gruppi cinesi: Tencent, Baidu, JD. com. Più indietro, ma in rapida ascesa, ci sono gruppi come Naver (Corea del Sud) e Rakuten (Giappone). Questa classifica si riferisce unicamente a società che non hanno attività manifatturiere ma solo di servizi, altrimenti bisognerebbe includere la sfida di colossi industriali tra Apple e la coreana Samsung negli smartphone. Se si sommano fra loro le capitalizzazioni dei quattro big della Rete in Estremo Oriente, si arriva ben oltre la metà del valore dei leader Usa che sono Google, Facebook, Amazon ed eBay. Non è poco se si considera che Internet è una “invenzione americana” almeno nella sua dimensione di business. D’altra parte anche il baricentro della popolazione digitale si sta evolvendo a una velocità impressionante visto che il 45% di tutti gli utenti online sono in Asia.
Nella sola Cina il numero di utenti di smartphone ha superato la soglia del mezzo miliardo. In quanto ai frequentatori di social media, coloro che si trovano nell’area dell’Asia-Pacifico sfiorano il miliardo cioè quasi il quintuplo rispetto al Nordamerica. E qui s’incontra una delle caratteristiche di questa sfida: quando si dice “utenti di social media”, noi occidentali automaticamente pensiamo a Facebook e Twitter; che invece sono assenti oppure marginali nei paesi in crescita. Qui entrano in gioco due tipi di barriere: culturali o politiche. La Corea del Sud, e in parte anche il Giappone, sono meno permeabili alla penetrazione dei social media occidentali per ragioni linguistiche, tendono a privilegiare quei netowrk nati in casa propria e quindi “pensati” localmente. In Cina interviene invece la censura vera e propria. La guerra tra il regime di Pechino e Google ha fatto scalpore. Ma si è chiusa con la sostanziale esclusione o auto-esclusione del motore di ricerca più importante del mondo, dal mercato più vasto. Facebook e Twitter sono all’indice in Cina e hanno subito censure anche in Turchia e Iran.
Lo spostamento dei rapporti di forze in favore dell’Asia, coincide dunque con una tendenza parallela, alla “balcanizzazione” o alla “ri-nazionalizzazione” della Rete. Le forze di cui sopra  -  barriere linguistico-culturali o censure dei regimi autoritari  -  fanno sì che la Rete sia meno unita e globale di quanto fosse all’origine. In questo senso la sfida tra i giganti della Silicon Valley e quelli cinesi avviene quasi su due campi di gioco separati. Ognuno esercita la propria egemonia su mercati che non sono totalmente comunicanti.
Ci sono casi in cui la gara è davvero aperta, e i confronti tra le due Reti si possono fare. In termini di innovazione, la Silicon Valley californiana conserva parecchie lunghezze di vantaggio. I segnali sono evidenti. Continua ad esserci una fuga di cervelli dalla Cina verso l’America, e perfino la figlia del presidente Xi Jinping studia a Harvard, mentre non esiste un fenomeno paragonabile nella direzione inversa. Il fascino “magico” dei prodotti concepiti e progettati nella Silicon Valley continua a catturare anche i cinesi: il boom di acquisti dell’ultimo modello di iPhone della Apple in Cina è stato superiore a quello registrato qui in America. Si avvera una regola fondamentale: anche l’innovazione tecnologica fiorisce meglio dove c’è libertà di espressione, società multietnica, rispetto delle diversità. L’Asia per adesso si accontenta di innovazioni “pratiche”, sul modello della Jugaad Innovation indiana. Per esempio giapponesi e sudcoreani, ma ora anche i cinesi, sono all’avanguardia nelle applicazioni degli smartphone come sistemi di pagamento. Resta da vedere se il miracolo Toyota si ripeterà anche nella Rete.
http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/09/25/news/e_adesso_l_america_ha_paura_di_perdere_l_egemonia_sul_web-96606594/?ref=HRER2-1

REAZIONE:LA RISPOSTA E’,DECISAMENTE SI.SIAMO ALL’INIZIO
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B-INFORMO SULLO STATO DELLA NUOVA ERA

24 SETTEMBRE 2014:I REFERENTI DELLA NUOVA ERA

-SU LE MONDE:

Des génies dans nos téléphones

Le Monde.fr | 23.09.2014 à 15h37 | Par David Larousserie
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Analyser les composants d'un smartphone, c'est parcourir l'histoire de la science.
 
Ils sont tous là, ou presque. Albert Einstein, Isaac Newton, Max Planck ou Erwin Schrödinger sont au cœur du fonctionnement des téléphones portables que nous avons dans la poche. Sans eux, pas de communication, pas de calcul, pas de localisation… Frottons nos téléphones tel Aladin sa lampe merveilleuse pour en faire sortir quelques génies.
AMPÈRE, EDISON, FARADAY, MAXWELL, TESLA…
Brancher notre téléphone à la prise pour le recharger suffit à nous rappeler combien nous sommes redevables aux pères de l’électricité. Les bases scientifiques de ce domaine, élaborées au XIXe siècle, restent encore bien valables. Ainsi, le courant qui arrive à la prise est alternatif et son invention remonte aux travaux de Thomas Edison (1847-1931) et de Nikola Tesla (1856-1943).
C’est à André-Marie Ampère (1775-1836) que l’on doit des règles sur les tensions et les intensités. Car même dans les minuscules circuits électroniques constituant un téléphone, les ingénieurs doivent veiller à ce que les intensités ne soient pas trop fortes aux bornes de certains composants, comme les diodes électroluminescentes (celles du flash de l’appareil photo du téléphone ou celles des écrans). Il faut donc ajouter des résistances afin de contrôler ce courant.
Le nom de Michael Faraday (1791-1867) est associé à un autre type de composants très utiles, les condensateurs. Omniprésents dans les circuits, ils permettent de stocker des charges électriques pour rapidement les délivrer dans un circuit, comme lorsque le flash éclaire. L’unité mesurant l…
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Analyser les composants d'un smartphone, c'est parcourir l'histoire de la science.

Des génies dans nos téléphones

Il vous reste 71% de l’article à lireù
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http://www.lemonde.fr/sciences/article/2014/09/23/des-genies-dans-nos-telephones_4492935_1650684.html
REAZIONE:QUESTA TECNOLOGIA DELLE TELECOMUNICAZIONI MOBILI,PERSONALI,PORTABILI E SENZA FILI E’ UNO SMARTPHONE.LO SMARTPHONE,LE TABLET E I LAPTOP(E NON SOLO)CHE INTEGRANO IN UN SOLO SUPPORTO TUTTE L’ESPRESSIONI TECNOLOGICHE A DISTANZA POSSIBILI DEI SENSI DELLA COMUNICAZIONE ED ESPRESSIONE UMANA SONO SINONIMO DELLA NUOVA ERA.QUESTE SONO UNA MIA CONCEZIONE.
ANCHE LO SONO LE TECNOLOGIE DELLE TELECOMUNICAZIONI INDOSSABILI E I “TUTTO CONESSO” PER ESTENSIONE DEL MIO CONCETTO.
(MI DISPIACE NON POTERVI OFFRIRE LA NOTA COMPLETA MA IO NON SONO ABBONATO A LE MONDE-NOUVEL OBSERVATEUR)
-VEDI LA PUBBICAZIONE "IN SITU",CIO'E' SUL BLOG DEI "FATTI INTERNI": 
http://dottgiuseppeciancimino.bloog.it/faites-internes-1c...
 

20:42 Écrit par DOTT. GIUSEPPE CIANCIMINO TORTORICI | Lien permanent | |  del.icio.us |

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